Dallo studio al lavoro

Il vuoto tra università e impresa. «Attuare collaborazioni snelle»

La ministra dell’università Maria Cristina Messa è intervenuta nel dibattito “Imprese e capitale umano”
La ministra dell’università Maria Cristina Messa è intervenuta nel dibattito “Imprese e capitale umano”
La ministra dell’università Maria Cristina Messa è intervenuta nel dibattito “Imprese e capitale umano”
La ministra dell’università Maria Cristina Messa è intervenuta nel dibattito “Imprese e capitale umano”

Un rapporto complesso, fatto di diffidenze, di slanci e ritrosie. Peccato che i due protagonisti per loro natura siano chiamati a intessere legami strettissimi, dai quali dipende il futuro del Paese. Invece, tra università e impresa, «esiste un disallineamento che va colmato capendosi reciprocamente». Per disallineamento, la ministra dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa, intende il mancato incontro «tra il fabbisogno e le richieste delle aziende e quanto il mondo universitario produce». Il tema è stato affrontato al Festival città impresa nel corso del dibattito dal titolo “Imprese e capitale umano”. 

A confrontarsi con l’esponente di governo, moderati da Gianna Fregonara, giornalista del Corriere della Sera, c’erano Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo e Federico Visentin, presidente di Mevis, numero uno di Federmeccanica e presidente di Cuoa Business School, nella cui sede è andato in scena l’incontro. Punto di partenza di ogni ragionamento, la dissonanza registrata anche nel Pnrr tra quel 33 per cento di aziende che non trova i dipendenti di cui ha bisogno e quel 31 per cento di giovani fino ai 24 anni che non trova il lavoro che cerca. «Leonardo, dal 2017 alla fine dello scorso anno, ha assunto 6 mila persone - è la premessa di Profumo -. Non è giusto incolparsi reciprocamente: occorre una maggiore capacità di pianificare. Con l’università manteniamo un continuo e positivo rapporto. Abbiamo anche attività di ricerca comuni». Uno scambio che non è per tutti, lascia intendere Visentin: «Per le piccole e medie imprese il rapporto difficile con l’università sta in questa mancata capacità di essere strutturati», spiega l’imprenditore che invoca la necessità anche per le aziende di più ridotte dimensioni di «fare innovazione e ricerca» e chiede al mondo dell’università di «essere più dinamico e di portare i ragazzi anche nelle imprese medie e piccole, senza snobismo». 

Un pungolo per la ministra: «L’università sembra statica, ma non lo è – le parole di Messa -. Abbiamo posto premesse per andare più veloci rispetto al passato. Molte lauree sono state fatte più sulla base delle competenze dei docenti che sulle reali necessità. Una delle criticità nel rapporto con il mondo dell’impresa è legata al fatto che la ricerca classica all’università ha tempi molto lunghi, mentre i problemi da risolvere hanno tempi molto brevi. Servono collaborazioni più snelle tra pubblico e privato e i docenti vanno valutati anche in base all’impatto delle loro pubblicazioni sul mercato. E serve una programmazione, non ci si è dati delle priorità per troppo tempo». Cosa può fare l’università? «Nel Pnrr c’è un capitolo sul riskilling dei lavoratori in cassa integrazione e sono previsti finanziamenti per la formazione di centri digitali», informa la ministra che aggiunge: «Dobbiamo aumentare il numero di laureati».

Laura Pilastro