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Vincono le imprese con... la S maiuscola

Una ripartenza... con la S maiuscola, nel solco di un modello dove a fare scuola è proprio l’impresa di territorio. Nessun errore: la S in questione infatti sta per Social, inteso come impatto sociale, cioè uno dei pilastri su cui dovrà sempre più puntare il mondo produttivo che guarda oltre la pandemia. a dirlo, un po’ tutti i massimi esperti di trend economici fedeli ai principi del nuovo modello ESG, che allarga la prospettiva del rilancio d’impresa anche su Environment (la tutela ambientale) e Governance (l’organizzazione interna). tutto bello, tutto all’avanguardia: ma per qualcuno buona parte di questo discorso non rappresenta affatto una novità. «Da un certo punto di vista - spiega Cinzia Fabris, presidente di CNa Veneto ovest - questi sono parametri che per noi artigiani e imprenditori locali scoprono un po’ l’acqua calda, se pensiamo a quanto le nostre imprese artigiane si siano sempre contraddistinte per il ruolo sociale e per la sensibilità nei confronti del territorio. Bene quindi che questa pandemia sia riuscita, tra i tanti aspetti drammatici, nel positivo intento di portare a una nuova mentalità condivisa, tornando a dare valore a un approccio al lavoro d’azienda che da sempre è nel nostro Dna». L’impresa che vince la crisi dell’era Covid ha quindi tra i suoi superpoteri una grande attenzione alle condizioni di lavoro in sicurezza, un attento rispetto della parità di genere, il rifiuto di ogni forma di discriminazione; ma anche strategie efficaci per il contenimento delle emissioni e la riduzione dei consumi. I nemici da combattere? purtroppo sono sempre gli stessi, almeno a livello locale: abusivismo, concorrenza sleale, mancanza di trasparenza e sostenibilità lungo tutti i passaggi di filiera. «però guardiamo il bicchiere mezzo pieno - prosegue Fabris -: per la prima volta si considera l’impatto sociale a tutto tondo nelle attività di un’azienda, per misurarne il valore reale in termini di crescita sostenibile ed etica. L’impresa di territorio che riesce a pianificare il proprio sviluppo nel pieno equilibrio di queste variabili può quindi diventare una vera fabbrica di benessere, ma soprattutto - e non è secondario - ci guadagna in termini di affidabilità di fronte a soggetti interessati a crescere con lei». La responsabilità sociale infatti non offre soltanto un riconoscimento morale, ma ha anche un peso nel definire il rating e il grado di solidità finanziaria dell’impresa stessa. E questa è una mini rivoluzione, in un mondo da sempre votato a definire il perimetro della stabilità aziendale solo in termini di indicatori numerici. Ma se le imprese locali, come detto, possono pensare di partire avvantaggiate, allo stesso tempo non devono commettere l’errore di sentirsi già ormai al traguardo. «Fondamentale fare tesoro di ciò che già oggi rappresenta il nostro valore - aggiunge Fabris - sforzandoci però di fare insieme quel passo in più nella giusta direzione. Se negli aspetti sociali possiamo considerare di essere noi imprese locali il modello da seguire, dal punto di vista organizzativo possiamo imparare molto dalle realtà più strutturate, ampliando così gli orizzonti del potenziale produttivo che sapremo preservare dalle sabbie mobili della pandemia». Insomma, l’obiettivo dichiarato adesso è aiutare le piccole imprese a “fare le piccole” ma pensando in grande. «E certamente in questo passaggio sarà determinante la regia di noi associazioni, che avremo il compito di essere il punto d’incontro tra due modi di fare impresa chiamati a influenzarsi reciprocamente». tutto questo a una condizione: che quello che s’impara possa valere non soltanto nel rapporto tra imprese e persone, ma anche e soprattutto tra imprese e imprese. L’impatto sociale in altre parole deve essere la leva del cambiamento nelle relazioni anche all’interno dello stesso mondo produttivo, perché alla fine le imprese si salvano solo se fanno le cose insieme, per bene. «ovvio che l’impresa impegnata socialmente - conclude Fabris - si aspetti di operare in un contesto dove vale la stessa moneta nei suoi confronti. E questo significa una sola cosa: nella nuova era post Covid i rapporti di fornitura e subfornitura dovranno essere finalmente fondati sulla massima equità. Serviranno politiche per il giusto prezzo, contro l’attività dei grandi brand che acquistano le lavorazioni artigianali a prezzi inaccettabili. Ma anche strumenti di sostegno per l’equa concorrenza, e non da ultimo un’attenzione al rispetto del giusto carico fiscale, specie nei confronti dei big del commercio digitale. Vero, questo è un quadro che forse oggi idealistico rispetto alla realtà del nostro tempo, ma è quello per cui CNa si batte ogni giorno. Un passo alla volta, sapendo bene dove porta la nostra strada».