Edilizia

Un 2020 difficile in attesa del rimbalzo

In attesa che il Superbonus dispieghi tutti i suoi effetti benefici, il 2020 è stato un anno difficile anche per la filiera dell’edilizia. In una recente nota, l’ance evidenzia come l’anno del Covid abbia spento ogni possibile segnale di ripresa che aveva fatto capolino nel 2019, peggiorando le condizioni generali di un settore che in 12 anni ha perso un terzo dei livelli produttivi che aveva nel 2008. Il 2020 si è chiuso infatti con un -10% degli investimenti e la preoccupazione che anche il rimbalzo previsto nel 2021 del +8,6% sia a rischio per la cronica incapacità del sistema italiano di spendere le risorse disponibili e accelerare l’apertura di cantieri per la messa in sicurezza del paese e per lo sviluppo di reti e città. per quanto riguarda infatti l’edilizia pubblica e le infrastrutture, le premesse non sono infatti le migliori: si stanno cominciando a spendere ora risorse previste nelle leggi di Bilancio del 2016-2017. Di qui l’appello del presidente di ance Grabriele Buia al premier Mario Draghi affinché affronti subito con coraggio le riforme strutturali che devono consentire al settore e quindi al paese di ripartire. «La prima cosa che chiede rei al presidente Draghi è aprire subito i cantieri che sono bloccati da anni, dove ci sono le offerte presentate ma non aggiudicate, che sono miliardi di euro. Nel frattempo occorre mettere in atto quelle semplificazioni necessarie per l'utilizzo della spesa». tra le misure di rilancio, grande attenzione per il Superbonus che deve essere prorogato e semplificato per poter dare a pieno i frutti annunciati in termini di crescita e occupazione in chiave di sostenibilità. Forte preoccupazione invece per il rischio finanziario per le imprese: «le misure emergenziali a sostegno della liquidità messe in campo dal Governo - mette in guardia l’ance - stanno per esaurire i propri effetti, mettendo a rischio la tenuta delle imprese di costruzione, penalizzate ancora di più a causa della nuova definizione di default», e per una destrutturazione del settore come testimonia il calo delle imprese più strutturate e l’aumento delle micro imprese con un addetto (62%). a completare il quadro della situazione per quanto riguarda il mercato immobiliare è anche l’ultimo rapporto di Nomisma. Nel mercato residenziale i primi sei mesi del 2020 avevano evidenziato una flessione consistente dei livelli di attività transattiva, testimoniata da una variazione tendenziale del -15,5% nel primo trimestre, a cui era seguito un calo ancora più intenso (- 27,2%) nel secondo trimestre. In attesa dei dati definitivi, a questi numeri vanno aggiunte le previsioni di calo per il quarto trimestre, per un totale di circa 500.000 unità transate (-17,1%) nel 2020 secondo lo scenario “Base”, o 491.000 unità transate (-18,7%) secondo lo scenario “Hard”. Considerato che, prima della diffusione del Covid-19, le previsioni per l’anno in corso prefiguravano un numero di compravendite pari a 612mila, risulta evidente l’ampia quota di mercato che la pandemia ha eroso. Nonostante l’ottimismo dei mesi estivi, caratterizzati da una forte intenzione d’acquisto da parte delle famiglie e dall’approccio espansivo delle banche, ora il clima sta cambiando: gli istituti di credito stanno rivalutando le proprie strategie, soprattutto in seguito alla nuova ondata pandemica. più in dettaglio, è stata l’imponenza delle intenzioni di acquisto delle famiglie, associata all’atteggiamento espansivo delle banche, a permettere un’immediata rivitalizzazione del mercato immobiliare dopo la prima ondata pandemica. Nonostante il quadro macroeconomico consigliasse prudenza, infatti, il settore creditizio ha continuato ad assecondare le richieste di finanziamento delle famiglie, contribuendo ad alimentare un effimero ottimismo. tuttavia - si evidenzia nel rapporto - da qualche settimana questo atteggiamento sta cambiando: in seguito alla seconda ondata di contagi, le banche hanno cominciato ad adottare un approccio più attento e selettivo. Ci sono diversi segnali di fragilità reddituale da tenere in considerazione: uno di questi è rappresentato dalle circa 217 mila richieste di moratoria che provengono soprattutto da mutui accesi da poco tempo: ciò significa che, ad andare in difficoltà, sono state soprattutto le famiglie che hanno attivato il canale creditizio più recentemente, elemento che potrebbe indicare anche una certa debolezza prospettica. Un altro segnale di debolezza prospettica può essere rappresentato dalla crescita delle posizioni classificate come “scadute” o “sconfinanti”.