Confartigianato

Il momento di fare scelte responsabili

Gianluca Cavion
Gianluca Cavion

Il Veneto è tornato in zona rossa e per molte imprese artigiane si è riaccesa una situazione di emergenza che in realtà, per alcune categorie, non era mai passata. Il pensiero di Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, corre alle attività più colpite: quelle legate al turismo, dai ristoranti alle agenzie di viaggi, senza dimenticare i bus operator, che avevano anche provato a riconvertirsi per il trasporto scolastico in sicurezza. Anche le imprese della filiera della moda stanno soffrendo, perché chiusi in casa viene meno l’occasione e anche l’esigenza di comprare nuovi capi. In generale, poi, c’è il tema della flessione dei consumi, sia per una maggiore tendenza al risparmio per paura del futuro, sia perché tanti lavoratori stanno vivendo un momento difficile. Ma indirettamente la pandemia ha colpito molte altre attività, come le officine auto: meno spostamenti significa minor richiesta di manutenzione». Nel frattempo è stato adottato il Decreto Sostegno: “La sostanza di questo provvedimento per noi è molto scarsa. Certo è positivo che per i ristori non si tenga più conto dei codici ATECO ma del fatturato (del 2019 su 2020) ma i valori saranno così bassi che serviranno a malapena a coprire le spese fisse di pochi mesi e non a traghettare le imprese verso la ripresa. In un Paese in cui il 90% delle imprese è di piccola dimensione, non salvare questo patrimonio vuol dire meno entrate per la PA, per servizi pubblici”, commenta Cavion.

Intanto i contagi risalgono.

«Stiamo pagando tutti, anche personalmente sul piano lavorativo, la mancanza di senso civico collettivo. Ogni comportamento sbagliato è un rischio enorme di contagio, con una ricaduta diretta anche sull’economia. Una ricaduta che è immediata, sotto forma di nuovi blocchi ogni 15 giorni, inclusa la chiusura delle scuole. Servono controlli severi, soprattutto per quanto riguarda gli assembramenti pubblici. Viceversa, anche in un recente incontro con la Prefettura è stato riconosciuto che la maggioranza delle imprese si è adeguata alle nuove regole per la prevenzione del contagio. I pericoli sono altrove».

A proposito della chiusura delle scuole. Cosa comporta per le aziende?

«Il tema riguarda soprattutto le imprese di tipo produttivo con un elevato tasso di occupazione femminile. Devo dire che c’è grande spirito di collaborazione tra le aziende e i dipendenti e reciproca disponibilità e comprensione, ma è un dato di fatto che alcune imprese si trovano nell’impossibilità di pianificare le attività e la produzione di fatto bloccata per un numero elevato di assenze. Nessuno recrimina contro i lavoratori che chiedono il congedo parentale, semmai se almeno si fossero mantenute le lezioni in presenza fino alle scuole medie, avremmo potuto evitare questa situazione».

Intanto anche molti lavoratori sono a casa, in cassa integrazione.

«È vero, ma dobbiamo saper individuare un’opportunità anche di fronte a quello che è evidentemente un problema. Penso in particolare a come il rapido cambiamento tecnologico imponga a tutti i lavoratori di aggiornarsi. In questo senso, il periodo di cassa integrazione al quale sono costretti tanti lavoratori dovrebbe essere valorizzato come un’opportunità di formazione, anche nell’ottica di favorirne un eventuale reinserimento nel mondo del lavoro nel caso di crisi aziendale. Il tempo in cassa integrazione non dovrebbe essere sprecato come invece purtroppo avviene».

Nel frattempo il Governo Draghi è ormai pienamente operativo. Quali le vostre richieste?

«Innanzi tutto quella di accantonare alcune misure discutili introdotte dal precedente esecutivo: mi riferisco ad esempio alla lotteria degli scontrini e al cashback, che insieme valgono 5 miliardi di euro, quando per la riforma fiscale ne sono stati stanziati appena 2. La ripresa si crea incentivando il lavoro, non con i premi a estrazione. Per non parlare della riforma della giustizia».

Si parla di una proroga per il Superbonus 110%. Almeno una buona notizia?

«Come Associazione crediamo molto sul valore di questo provvedimento e sulla necessità di renderlo strutturale. Abbiamo anche creato una società ad hoc per aiutare i nostri associati a cogliere questa opportunità. Non solo, il Superbonus andrebbe esteso anche agli immobili aziendali: ne beneficerebbero le imprese proprietarie, oltre a quelle della filiera dell’edilizia, e più in generale tutta la comunità, perchè aggiornare il nostro patrimonio edilizio significa anche ridurre i consumi energetici del Paese e le emissioni inquinanti. E su questo obiettivo è bene che ci muoviamo con la massima celerità, prima che sia l’UE a imporcelo».