Mercati internazionali

Cambia la mappa del rischio

A oltre un anno dall’inizio della pandemia che ha portato a una recessione globale senza precedenti, l’incertezza economica permane e il quadro complessivo dei rischi è decisamente più elevato ed eterogeneo. Ma il 2021 sarà un anno di transizione verso la ripresa, grazie ai progressi nel contrasto al virus e nonostante i rischi di nuove ondate, trainata dai fattori di resilienza e da una nuova attenzione alla sostenibilità come parte integrante delle strategie di competitività aziendale. Questo lo scenario delineato nel Focus On sulla Mappa dei Rischi 2021 di SACE, che delinea appunto i profili di rischio per le imprese che esportano e operano in circa 200 mercati esteri. Per quanto riguarda in particolare il rischio del credito, dei 194 Paesi analizzati, in 22 diminuisce, con l’Europa emergente e Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) che hanno tenuto. Indici tendenzialmente in peggioramento invece in buona parte dei Paesi dell’Africa Subsahariana e in quelli dell’area nord africana e mediorientale. Anche la regione del Medio Oriente e Nord Africa ha registrato un generale peggioramento dei rischi, sulla scia di una contrazione media del Pil del 10% nel 2020, ma alcuni Paesi resilienti dell’area torneranno ai livelli pre Covid-19: Marocco, Arabia Saudita e Turchia. Nel Golfo, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita sono tra i Paesi che hanno potuto meglio reagire alla crisi in corso, grazie anche all’ampia liquidità di cui beneficiano i conti pubblici e gestita dai rispettivi fondi sovrani; in particolare i primi due hanno registrato un miglioramento del rischio di credito, già medio-basso. Il peggioramento dei rischi è piuttosto generalizzato anche in America Latina, ma il quadro presenta alcune eccezioni per economie più solide come Perù, Cile e Uruguay e per l’Argentina, già in difficoltà negli anni precedenti, ma che nel 2021 sconta una riduzione del profilo di rischio grazie alla ristrutturazione del debito verso i creditori esteri di natura privata. In Asia, in Cina lo score si è mantenuto stabile grazie a provvedimenti restrittivi molto forti, seguiti da misure di stimolo economico. Contenimento efficace della pandemia anche da parte di Corea del Sud e Taiwan, che ha permesso loro di mantenere invariato lo score. Si distingue in chiave positiva il Vietnam, unica economia dell’area con un miglioramento del rischio di credito: un risultato che premia il modello di sviluppo che sta rendendo il Paese uno dei più importanti hub manifatturieri del Sudest Asiatico e rafforzato dall’entrata in vigore, lo scorso agosto, dell’accordo commerciale con l’UE che consente un accesso preferenziale al mercato europeo.