L'analisi

Le PMI "tengono" grazie agli ordini già acquisiti

I risultati dell'indagine congiunturale condotta da Apindustria Confimi Vicenza
By Athesis Studio

L’analisi del presidente di Apindustria Confimi Vicenza Mariano Rigotto parte dai numeri: quelli dell’ultima indagine congiunturale realizzata da Apindustria Confimi Vicenza tra luglio e agosto – dunque molto aggiornata – come sempre su un campione rappresentativo di aziende del territorio.

 

Per quanto riguarda i dati del I semestre dell’anno, ben il 37,6% dichiara una crescita del fatturato superiore al 10%, mentre un ulteriore 30,4% ha visto una crescita del 3-10%, con un ulteriore 21,7% stabile; decisamente una minoranza, quindi, le imprese che hanno registrato un calo del fatturato.

Anche la produzione mostra un segno positivo, seppure con un leggero sfasamento dovuto ai primi rincari: la percentuale di imprese che ha visto una crescita oltre il 10% è pari al 15,9%, con un ulteriore 31,8% che fa segnare comunque una crescita, anche se inferiore. A trainare questi incrementi è sia la domanda interna (cresciuta per il 55% delle imprese) sia quella estera (anche se in misura minore: è in aumento per il 42% delle aziende).

 

Con questi numeri non stupisce che nel I semestre di quest’anno solo il 2,9% abbia fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Anzi sul fronte del mercato del lavoro si guarda soprattutto a come rafforzare gli organici: l’89,8% non prevede licenziamenti, anzi 1 impresa su 2 intende procedere con nuove assunzioni, anche se addirittura l’89% dichiara difficoltà a reperire alcune figure professionali; ma le PMI investono anche su personale già in essere: il 55% intende attivare percorsi di formazione.

 

Parallelamente le PMI si dimostrano molto sensibili al tema dell’innovazione: il 53,6% ha investito nel miglioramento dei processi aziendali, il 39,1% in nuove tecnologie, il 34,7% e 33,3% rispettivamente in innovazioni di tipo organizzativo e nel marketing, mentre il 31,8% ha introdotto novità di prodotto.

 

Guardando invece ai prossimi mesi, le imprese confermano la forte preoccupazione per il costo delle materie prime e dell’energia, tanto che l’8% non esclude di dover tornare a utilizzare gli ammortizzatori sociali proprio a causa di questi fattori.

Una preoccupazione che riguarda soprattutto il futuro, perché gli aumenti già pervenuti per ora sono stati in qualche modo assorbiti dal sistema: il 20% del campione afferma che essi non hanno impattato significativamente sui propri costi; un altro 20% dichiara di aver trasferito gran parte dei costi sul proprio listino e oltre il 50% di averli trasferiti in parte: circa il 5% del campione teme però che sarà costretto a rinunciare ad alcune commesse a causa della mancanza di competitività legata ai costi.

 

Sul fronte delle richieste del sistema produttivo, oltre alla semplificazione burocratica e alla riduzione del cuneo fiscale, emerge con grande forza il tema del sostegno ai redditi e ai consumi delle famiglie.

 

In vista delle elezioni, i temi sui quali il campione chiede che i politici si impegnino sono la riduzione del cuneo fiscale, un quadro normativo più semplice e “stabile” evitando misure “spot”, l’implementazione delle infrastrutture sia logistiche che digitali necessarie per le imprese.

Molto sentito anche il tema delle nuove generazioni, sia nell’ottica del valore aggiunto che possono dare alle imprese, sia con l’obiettivo di sostenere la possibilità di creare una famiglia e avere figli con politiche e servizi di livello europeo.