turismo

La ripresa c'è, ma non è uguale per tutti

Nel 2021 un recupero importante ma non uniforme
By Athesis Studio

Nonostante la quinta ondata e i problemi del trasporto aereo, il 2022 ha visto la definitiva normalizzazione anche per quanto riguarda il turismo, uno dei settori che maggiormente erano stati colpiti dalla pandemia.
In attesa dei dati relativi a quest’anno, che come sempre nel settore sono disponibili con un certo ritardo rispetto ad altri comparti, è comunque interessante analizzare l’andamento di arrivi e presenze nel 2021.
Così, non stupisce constatare che il turismo in Veneto sia in netta risalita, con un incremento di più del 50% fra arrivi e presenze su base nel 2021 rispetto al 2020, ma non si colma il divario con il 2019. Nel 2021 gli arrivi nel Veneto sono 11 milioni e 853 mila con una crescita su base annua del +50,8%, mentre le presenze si attestano a quota 50 milioni e 600 mila, ossia +55,8% rispetto al 2020. Nonostante l’evidente ripresa, ancora non si raggiunge il livello pre-pandemia: gli arrivi del 2021 sono infatti a -41,3% rispetto al 2019 e le presenze a -28,9%. In valore assoluto, nel 2021 il Veneto ha riguadagnato quasi 4 milioni di presenze e 18 milioni di arrivi, ma rispetto al 2019 è ancora in perdita di 8 milioni e 300 mila arrivi e 20 milioni e 600 mila presenze. Solamente a settembre il prolungarsi della bella stagione ha regalato un +0,3% in termini di presenze rispetto al settembre 2019.

L’assenza degli stranieri pesa sulla performance delle strutture ricettive venete. Le tipologie preferite sono l’alta gamma, i villaggi turistici e i campeggi. Per quanto riguarda la tipologia degli esercizi ricettivi, su base annua gli arrivi nell’alberghiero veneto raggiungono il +49,0% e gli esercizi complementari il +53,3%, ma la sofferenza rispetto al 2019 è evidente, specie nell’alberghiero con -47,4%, mentre il complementare è ancora sotto del -30,5%. Le presenze fotografano una situazione migliore, ma anche qui la performance del 2019 è lontana: sul 2020 l’alberghiero si attesta a +57,4% e l’extralberghiero a +54,8%, ma sul 2019 si hanno rispettivamente -38,3% e -20,9%. Anche sul risultato del 2021 pesa in modo particolare l’assenza degli stranieri, poiché per gli arrivi rispetto al 2019 manca il -55,8% del turismo estero e per i pernottamenti il -41,3%, mentre gli italiani si attestano rispettivamente a -14,0% e -3,1%. I visitatori del 2021 in Veneto tornano in particolare nelle strutture di alta gamma (+70,0% le presenze dei 4 e 5 stelle e +55,7% gli arrivi) e riscoprono i campeggi e villaggi turistici (+67,9% i pernottamenti).

Fra le province venete, gli ospiti premiano Verona e il Lago di Garda, Padova e Venezia. Vicenza è in parte tutelata dalla sua vocazione al turismo business e di prossimità. Tra le province, la comparazione su base annua sottolinea che, relativamente agli arrivi, l’aumento più consistente si è verificato a Verona (+64,3%), seguita da Padova (+63,5%) e da Venezia (+50,3%). Nel vicentino gli arrivi crescono del +43,2%, un recupero questo inferiore alla performance regionale, ma dovuto anche al fatto che Vicenza nel 2020 aveva sofferto in misura minore, date le caratteristiche peculiari del suo turismo business e di prossimità. Per ciò che concerne i pernottamenti, si registra un’imponente crescita a Verona (+72,3%), seguita da Padova con +61,7% e da Venezia con +60,6%. Nella provincia berica l’aumento delle presenze è del +32,2%. Per quanto riguarda il confronto con il 2019, i risultati di tutte le province sono ancora negativi. Per gli arrivi e le presenze, la performance peggiore è rispettivamente il -52,7% e -38,4% di Treviso. Vicenza si attesta a -39,4% e -26,0%. In valore assoluto, a Vicenza nel 2021 sono stati recuperati 156 mila arrivi e quasi 400 mila presenze. Tuttavia, la differenza fra il 2021 e il 2019 è ancora negativa e di più di 336 mila arrivi e 573 mila presenze.

Analizzando i vari comprensori di cui si compone il territorio veneto, si possono notare i cambiamenti dei flussi turistici negli ultimi due anni. Nella nostra regione sono situati 5 comprensori: mare, città d’arte, lago, montagna e terme. La maggioranza degli arrivi si è riscontrata nelle città d’arte (quasi 5 milioni) mentre il numero minore si è avuto alle terme (circa 500 mila) a causa della recrudescenza della pandemia nei mesi freddi e delle chiusure imposte ai centri termali. Al fine di redistribuire i flussi turistici, nel Pnrr sono però stati previsti incentivi per il recupero del patrimonio culturale e la vocazione dei borghi. In Veneto è stato individuato Recoaro Terme (VI), per cui questa scelta potrebbe in futuro sperabilmente riflettersi anche sui numeri del settore termale. Per quanto riguarda le presenze, il mare la fa da padrone con quasi 22 milioni di pernottamenti, seguito dalle città d’arte con 13 milioni e dal lago con 10. La performance peggiore dalle terme con meno di 2 milioni, sempre per le motivazioni di cui sopra. Se si guarda alle variazioni degli ultimi due anni, spicca la buona tenuta del turismo balneare: l’affluenza verso il comprensorio del mare appare quasi dimezzata nel 2020, per poi risorgere nel 2021 e avvicinarsi ai livelli del 2019. In percentuale la differenza delle presenze rispetto al 2019 è di -13,5%, ovvero la più lieve fra tutti i comprensori. In valore assoluto, nel 2019 l’affluenza verso le città d’arte era più o meno pari a quella del mare per le presenze (circa 25 milioni) e contava più del doppio di arrivi (circa 11 milioni). Il 2020 vede nelle nostre città d’arte circa 1/4 degli arrivi e 1/3 delle presenze rispetto all’anno precedente, ma nel 2021 non si nota nelle città d’arte il medesimo recupero avvenuto con il turismo balneare. Rispetto al 2019, le città d’arte sono infatti ancora a -56,3% per gli arrivi e -47,6% per le presenze, ovvero il gap più consistente di tutti i comprensori. Questo lento recupero può essere spiegato innanzitutto con il basso numero degli stranieri che hanno sempre caratterizzato il turismo culturale veneto, e con il fatto che l’abbandono delle restrizioni si è verificato nei mesi estivi, ovvero un periodo in cui gli italiani prediligono le vacanze al mare e prendono meno in considerazione il turismo culturale per i pernottamenti.

Nel sistema turistico locale di Vicenza, nel 2021 si contano 430.866 arrivi (+47,0%) e 1.209.859 presenze (+35,9%). Rispetto all’anno precedente, Vicenza in termini temporali precede la regione nei risultati positivi dell’allentamento delle restrizioni già da marzo a maggio con una crescita rilevante, mentre prosegue poi la buona performance anche per il resto dell’anno. Sull’Altopiano di Asiago gli arrivi del 2021 sono 86.210 (+27,0%) e le presenze 419.906 (+22,5%) con una crescita minore in percentuale rispetto a Vicenza anche perché nel 2020 l’Altopiano, pur accusando il colpo, aveva tenuto meglio della città specialmente nei mesi estivi. Nel 2021 in Altopiano la variazione percentuale di arrivi e presenze si mantiene negativa nei primi mesi dell’anno, mentre già tra febbraio e marzo il territorio dà segni di ripresa, per poi presentare una crescita notevolissima nel resto dell’anno, con picchi di aumento a 3 cifre in percentuale negli arrivi primaverili e un nuovo boom in dicembre. Mentre il sistema turistico locale Vicenza non ha ancora raggiunto il livello pre-pandemia (-19,3% arrivi e -16,0% presenze fra 2019 e 2021) Asiago invece ha conosciuto una rinascita, superando la performance del 2019 di +14,3% negli arrivi e +21,3% nelle presenze. In termini numerici, fra il 2019 e il 2021 l’Altopiano ha guadagnato circa 7.000 arrivi e 55.000 presenze in più. Il sistema Vicenza è invece in perdita di quasi 17.000 arrivi e 36.000 presenze.