Alessandro Leone

«Imprevisti? Giochiamoli d’anticipo».

Il direttore generale CNA Veneto Ovest sulle difficoltà del momento
By Athesis Studio

Non esistono imprevisti per l’impresa che li affronta come... prevedibile normalità. È il più grande insegnamento che ci arriva dopo un semestre vissuto tra gli strascichi del biennio pandemico e le nuove tensioni su scala internazionale. Se a molti infatti fa ancora paura affrontare l’ignoto con la sola certezza che offrirà nuove insidie, basta capovolgere il punto di vista per ritrovare la propria rotta in questo “new normal” buono a ricordarci che, per dirla alla Frankenstein Junior, potrebbe sempre andare peggio: potrebbe piovere. Quindi meglio non dimenticare mai l’ombrello, come spiega il direttore generale CNA Veneto Ovest Alessandro Leone.

«Verissimo. Il passato ci ha abituati a un’alternanza ciclica tra fasi critiche ed espansive non solo piuttosto regolare, ma soprattutto su scale temporali molto ampie. Il presente invece ci ricorda che non esistono leggi esatte: in un mondo turbolento e sempre più interconnesso gli scenari possono cambiare con una rapidità incredibile e assumendo pieghe inimmaginabili. Per questo dobbiamo tornare a prendere coscienza che i problemi non finiscono mai. Ieri la pandemia e il lockdown, oggi lo shortage di materie prime, l’inflazione, i rincari energetici. A noi il compito di armarci adeguatamente».

Il messaggio è: mai abbassare la guardia.

«Sì, ma non deve essere vista come una condizione di perenne tensione negativa. Semplicemente, le imprese devono accettare l’idea che dietro l’angolo ci sarà sempre un “cigno nero” capace di mettere in discussione qualsiasi stabilità presunta. E una volta che faranno loro questa consapevolezza, iniziando ad attrezzarsi come si deve, paradossalmente non avranno più niente da temere».

E come si giunge a questa “illuminazione”?

«Ogni imprenditore deve sentirsi responsabile dei problemi che è chiamata ad affrontare la propria impresa, e sceglierli come sfida personale. Le minacce, come detto, sono fisiologiche nel ciclo di vita dell’azienda, tanto da indurre il legislatore a rivoluzionare completamente il codice della crisi d’impresa (v. articolo a lato, nda). Ma chi sa leggerne i segnali per tempo, adottando un approccio basato su metodo e pianificazione, li trasforma in opportunità. Chi invece li subisce sperando in qualche aiuto dall’alto, ne esce stritolato. E questo a prescindere dalla dimensione aziendale».

Anche perché questi “aiuti dall’alto” presto o tardi finiscono.

«Precisamente. Le risorse non sono infinite, e saranno assegnate in modo sempre più selettivo supportando chi è capace di offrire anche in fase recessiva un effetto moltiplicativo in termini di occupazione, gettito fiscale e redistribuzione di ricchezza. E questa è la differenza tra debito buono e cattivo con cui le stesse piccole imprese devono iniziare a familiarizzare. Indebitarsi non per chiudere buchi, ma pensando già a investimenti con ritorno calcolato, e solo come step successivo a un percorso di autofinanziamento».

Temi che spesso sfuggono agli imprenditori locali.

«E infatti spetta a noi come loro associazione la responsabilità di guidarli sulla giusta strada, fornendo in modo semplice tutti gli strumenti di finanza evoluta con cui far maturare la propria attività, dal punto di vista dimensionale ma soprattutto facendo cultura della buona impresa».