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Pallone d'argento

Quest'anno non è una buona Stella ma Trevisan punta a fare un gol

La squadra di Sant'Anna è praticamente retrocessa ma Federico, che ha un passato anche in Serie D non demorde

Lo possiamo considerare un po' un giramondo Federico Trevisan, difensore centrale classe 1996 del Stella Azzura S. Anna. Nel suo curriculum può vantare di aver assaggiato i campi dalla Serie D fino alla Prima Categoria, insomma dove lo metti lui sta. «E' quasi più difficile giocare più giù che più su nel senso che in D e in Eccellenza si hanno compagni forti, campi belli e una terna arbitrale. Calarsi in Prima Categoria non è semplice perché ci si deve adattare al campo più brutto, alla palla che non è sempre pulita quindi è stata una bella sfida anche per me scendere. Ogni categoria ha le sue qualità, pregi e difetti ma non è assolutamente detto che la Prima sia più facile dell'Eccellenza e lo posso dire per esperienza». Riavvolgendo il nastro ha cominciato molto presto a dare i primi calci al pallone: «Già a quattro cinque anni giocavo in giardino, è una passione che mi ha trasmesso mio papà e ho mosso i primi passi con il Rosà perché nel mio paese Belvedere di Tezze non c'era la squadra. Per me il calcio è divertimento e stare insieme ad altre persone. Come qualsiasi altro sport di squadra ti aiuta a crescere come persona oltre a darti una grossa mano per stare meglio al mondo. Non ultimo lo considero un secondo lavoro visto che mi impegna quattro volte a settimana».

Tante le maglie indossate Giorgione, Istrana, Marosticense, Union Rsv, Bessica, Tezze sul Brenta e attualmente Stella Azzurra dove la stagione non sta andando come sperato. «Siamo praticamente quasi già retrocessi perché abbiamo 14 punti in 23 partite, è stato un anno po' particolare e difficile. Adesso siamo un po' contati numericamente a livello di rosa. E' il secondo anno mi sto trovando bene, è un ambiente sano molto tranquillo. Peccato per la stagione che è andata un po' storta, succede nel calcio». Tra un cambio di allenatore e qualche giocatore che ha rinunciato, le difficoltà non sono mancate anche se gli obiettivi erano ben altri: «La squadra è stata costruita un po' tardi a metà luglio ma l'organico non era male. Non ce lo aspettavamo, il girone è tosto e l'obiettivo era salvarsi senza passare per i playout».

Un gruppo con un'età media non tanto bassa e dove la carta dell'esperienza non è servita nei momenti di difficoltà e per Trevisan è un rammarico: «Conta tanto se la metto per aiutare, abbiamo un giusto mix purtroppo durante l'anno 2-3 elementi secondo me fondamentali hanno lasciato e quindi un po' è mancata. Ci sono io e pochi altri che possono portarla, i due più vecchi sono infortunati quindi ci gira storto anche sotto questo aspetto». E nemmeno la rivoluzione compiuta in estate ha portato beneficio con il cambio di direttivo sportivo e più di metà squadra diversa rispetto all'anno scorso. Di piede destro, «mi piace impostare ma sono più bravo a difendere quindi in marcatura e nelle palle alte».Tratto distintivo della sua carriera, forse un po' atipico per chi di mestiere deve fermare gli attaccanti avversari, è quella di segnare almeno un gol a stagione. «Di solito uno all'anno lo faccio quest'anno devo ancora arrivarci ma ho ancora qualche partita per provarci».

Edoardo Cavalli