UN ATTACCANTE DI GRANDE LIVELLO

Vinicio, primo biancorosso capocannoniere in Serie A

Vinicio mostra entusiasta le figurine del Vicenza
Vinicio mostra entusiasta le figurine del Vicenza
Vinicio mostra entusiasta le figurine del Vicenza
Vinicio mostra entusiasta le figurine del Vicenza

«A Vicenza ho passato i migliori anni della mia carriera da calciatore ma anche come uomo sono stato molto bene. Sono stati anni bellissimi, ho un ricordo glorioso di quel periodo. Il Menti era un campo fantastico, in ogni partita gremito di tifosi. Dopo essere stato capocannoniere in serie A nella stagione 1965-66 con il Lanerossi Vicenza, Helenio Herrera, "il mago" mi disse: vieni a giocare all'Inter. Io andai, rimasi una stagione ma giocai poco e decisi di tornare al Lanerossi. Quando l'Inter la stagione successiva venne a Vicenza per una gara di campionato andai da Herrera e gli dissi: oggi vi faccio gol e così fu, il Lanerossi vinse due a uno grazie a una mia doppietta. Andai dal mago e gli dissi hai visto?». Con queste parole il brasiliano Luìs Vinicio De Menezes, grande bomber del Lanerossi Vicenza negli anni Sessanta, ha ricordato a Napoli nella sua abitazione durante un'intervista lo scorso giugno uno dei tanti episodi che lo legano alla maglia biancorossa del Vicenza. Vinicio arrivò in Italia al Napoli allora presieduto dal magnate Achille Lauro alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso proveniente dalla formazione dei bianconeri del Botafogo di Rio de Janeiro. Lì era stato compagno di squadra di grandi campioni carioca come Garrincha e Nìlton Santos più volte campioni del mondo con la nazionale verdeoro. All'ombra del Vesuvio con la squadra partenopea disputò cinque campionati. Formidabile davanti alla porta, con un tiro micidiale, fu soprannominato dai tifosi biancazzurri o' Lione (il Leone), soprannome che lo accompagnerà per tutta la sua carriera calcistica. Trasferitosi dal capoluogo campano a Bologna, vestì per due anni la maglia rossoblu. Nell'ultima stagione con i felsinei guidati da Fulvio Bernardini conquistò un quarto posto.La svolta biancorossa: nella stagione 1962-63 arrivato ai trent'anni Vinicio prese la strada di Vicenza negli anni del boom economico. I biancorossi avevano come presidente Pietro Maltauro e come allenatore Manlio Scopigno. Con la maglia con la erre sul petto ebbe come compagni di squadra il giovane Giorgio Puia e le bandiere Sergio Campana, Giorgio De Marchi e Gigi Menti. In coppia in attacco con lui c'era un altro sudamericano, l'argentino Santiago Vernazza e successivamente Mario Maraschi. La sua prima rete arrivò in una fredda giornata di dicembre in una gara vinta per 3-1 contro il Catania. La stagione seguente fu prolifica con 18 reti. Le sue marcature valsero le vittorie con una rete di scarto contro blasonati avversari come Inter, Lazio e Fiorentina. Ormai divenuto punto fermo dell'attacco vicentino della formazione guidata da Aldo Campatelli (i tifosi ricordano ancora come il suo tiro fosse potentissimo e facesse tremare le traverse) a 34 anni divenne il capocannoniere della serie A con 25 reti. Per la prima volta un giocatore del Lanerossi poteva fregiarsi del titolo di primo cannoniere della massima serie condiviso negli anni successivi con Paolo Rossi che nella stagione 1977-78 segnò una rete in meno del Leone di Belo Horizonte. Per i suoi gol e le sue prodezze suscitò l'nteressamento della grande Inter fresca vincitrice del decimo scudetto. Presieduta da Angelo Moratti e guidata dal tecnico argentino Helenio Herrera detto il Mago passò alla corte nella Milano nerazzurra. Il trentaquattrenne Vinicio partì alla volta di Milano. La squadra oltre al campionato era impegnata in Coppa dei Campioni e in quella stagione perse la finale contro il Celtic di Glasgow. Una delusione per i nerazzurri, un'impresa memorabile per i biancoverdi, partiti senza i favori del pronostico. Grazie a quel successo i cosiddetti Lisbon Lions conquistarono la prima e finora unica Coppa dei Campioni-Champions League di una squadra scozzese.Vinicio trovò poco spazio disputando poche partite e realizzando una sola rete nella prima partita di campionato contro il Foggia. Tornò a chiudere la carriera nella stagione 1967-68 nella squadra dove era salito nell'olimpo del calcio il Lanerossi Vicenza. Realizzò sette reti che contribuirono alla salvezza della squadra. le sue reti valsero la vittoria contro il Torino, contro la sua ex squadra l'Inter e si congedò dal pubblico biancorosso il 12 maggio del 1968 realizzando al 44' la rete della vittoria contro la Fiorentina, chiudendo con 141 presenze e 69 reti la sua militanza tra le file del Lanerossi Vicenza e lasciando il ricordo di un grande cannoniere.

AL. LAN.