IL RE DEI BOMBER

Pietro Spinato. Nessuno come lui

Il calcio è anche una galleria di piccoli eroi tenuti in vita lo spazio d’un evento o di una stagione, e il vento dell’oblio se li porta via, come fosse il triplice fischio finale d’una qualsiasi partita. Capita a tanti, non a Pietro Spinato detto Piero. Lui, vicentino purosangue classe 1907, il bomber dei gol a grappoli, ha lasciato il segno e resterà sempre un’icona di riferimento per qualsiasi attaccante biancorosso: 204 partite tra il 1926 e il 1937 e 129 timbri, più di mezzo gol per ogni presenza. Chiunque abbia la licenza di segnare dovrà sempre misurarsi con la sua prolificità, perché dalla fine degli anni ’30 a oggi è il più grande marcatore all’ombra dei Berici. La sua carriera si svolse quasi tutta nel capoluogo, eccetto per un breve periodo trascorso nell’Avercele, formazione dell’aeronautica militare, e a Schio quando chiuse la carriera nel doppio ruolo d’allenatore-giocatore nella stagione 1937-38, per tornare poi al servizio della causa biancorossa, nelle vesti di tecnico. Incastonando altre due gemme: condurre la squadra dalla C alla B e quindi, nel 1942, alla serie A per la prima volta. L’esordio ufficiale in prima squadra ebbe luogo il 30 gennaio 1927: si giocava a Trieste, nella gara di recupero persa per 6-0 contro i rossoneri dell’Edera. Dalla Seconda Divisione, grazie alle sue reti, il Vicenza salì in serie B. Nella stagione 1929-30 divenne capocannoniere con 43 centri e in 3 gare piazzò una tripletta al Montecatini, allo Schio e all’Audace S. Michele Extra. Si confermò miglior cecchino anche nel successivo torneo, con 25 bersagli e 3 colpi assestati al Marzotto. Poteva bastare? No, perché nel 1931-32 mantenne il primato firmando 13 reti, con una quaterna messa a segno nella partita vinta 5-1 contro il Grion Pola. Nel campionato seguente, con 19 gol, fu secondo soltanto a Bruno Camolese, miglior fuciliere vicentino nelle 3 stagioni successive. Dopo il passaggio di questi alla Lazio, Spinato rifiutò un’offerta di 20.000 lire da parte della società capitolina e tornò ad aggiudicarsi la palma del miglior realizzatore nella stagione 1935-36 con 27 sigilli, chiudendo quella dopo, l’ultima in biancorosso, con 10 acuti. Prima d’intraprendere la carriera di allenatore, raccolse una particolare soddisfazione in occasione d’una trasferta a Roma. Era la stagione 1939-40: il Vicenza allenato da Eraldo Bedendo vinse gli spareggi-promozione per approdare in B. La comitiva berica partì alla volta della Città Eterna per giocare contro la Mater Roma, formazione dai colori sociali verde e viola, allo stadio Nazionale. La gara terminò con una grandinata di reti e uno scarto di 10 gol a favore dei biancorossi. Alla fine dell’incontro, il c. t. della nazionale azzurra, Vittorio Pozzo, colui che avrebbe condotto gli italiani alla vittoria dei titoli mondiali del 1934 e del 1938, andò a complimentarsi con Bedendo e Spinato, che in quel momento era al servizio della squadra nel ruolo di osservatore. Tra i momenti da ricordare di Spinato sulla panchina biancorossa ci fu anche la salvezza in A conquistata il 25 aprile 1943, surclassando 6-2 la Juventus a Torino all’ultima giornata con uno stratosferico Marchetti, autore di 3 reti in 14’. Chiusa la carriera da tecnico spesa tra il 1939-40 e il 1946, Spinato decise di dedicarsi a un’attività professionale fuori dal rettangolo di gioco e aprì un’oreficeria. L’attaccamento al Vicenza rimase immutato. Una lunga storia d’amore trasmessa anche in famiglia: al figlio fu dato il nome Renzo, in onore a Renzo Pedezzi, giocatore del Vicenza prematuramente scomparso quand’era in forza al Milan; il nipote Mario conquistò invece il torneo di Viareggio con la casacca che Pietro aveva onorata in un altro tempo. La leggenda del principe delle punte serve a ricordarci che a rimanere nel cuore dei tifosi non è soltanto chi sa addomesticare il pallone. E l’immagine, un po’ sfuocata ma pur sempre vivida, del fiero sguardo di calciatori come Spinato, è come uno di quei tramonti che dentro sembra non si spengano mai.

Lane 120 continua. Nei prossimi giorni nuove storie e personaggi che hanno scritto la storia del club biancorosso

Saverio Mirijello