GIUSSY FARINA

«Pagammo caro lo sgarbo alla Juve. Ma rifarei tutto»

Dal 23 gennaio 1968 al 25 gennaio 1981. Quella di Giussy Farina è stata la presidenza più lunga della storia del Vicenza. Contrassegnata da almeno tre-quattro fasi: le salvezze più o meno sofferte tra il 1968 ed il 1974; la retrocessione del 1975 ed il ritorno in serie A seguito dal secondo posto del 1978. La rovinosa caduta fino alla serie C. Ripercorrere questi tredici anni senza fare necessariamente riferimento alla “solita” vicenda delle buste con la Juventus per il cartellino di Paolo Rossi significa aprire un album con le figure di personaggi che hanno fatto la storia recente del Lanerossi Vicenza. Dall’alto dei suoi 88 anni, Giussy ricorda gli eventi lontani più di quelli vicini nel tempo. E allora lasciamo spazio ai suoi ricordi, in ordine temporale ma anche un po’ libero, partendo dagli allenatori.

Il tecnico che caratterizzò la prima fase della sua gestione fu l’uruguagio Ettore Puricelli…
«Una persona con cui era davvero piacevole trascorrere del tempo anche fuori dal campo. Mi costò davvero tanto sostituirlo con Manlio Scopigno nelle ultime giornate del campionato 1974-75, quando il destino della squadra era ormai segnato. A proposito, anche il “filosofo” in quanto a battute non era secondo a nessuno …».

Come mai nell’estate del 1976 decise di affidarsi a Giambattista Fabbri che era appena retrocesso in serie C con il Piacenza?
«Mi ricordai di quando l’anno prima era venuto qui a vincere con il Piacenza in Coppa Italia. Nessuno ha fatto poi giocare il Vicenza come riuscì a lui, abbiamo trascorso tre anni indimenticabili, nonostante il finale amaro e l’inevitabile congedo. Era una persona sempre disponibile con tutti, quante serate passate assieme! Siamo sempre rimasti in contatto anche in seguito, sono andato al suo funerali assieme a tanti ragazzi del Real Vicenza».

Chi le consigliò un tecnico giovane come Renzo Ulivieri per la successione a Gb?
«Non ricordo, probabilmente il direttore sportivo di allora, Tito Corsi. Una scelta azzeccata, perché era davvero un innovatore per i tempi, la sua lunga carriera successiva (con il ritorno a Vicenza dal 1991 al 1993, ndr) lo dimostra».

La fuga estiva di Corrado Orrico dal ritiro?
«Fu dovuta a diversità di vedute sulla campagna di acquisti e cessioni».

Adesso un altro “monumento” del calcio vicentino, Giulio Savoini…
«Una delle persone più legate ai colori sociali. Accettò di traghettare il Lanerossi in un momento delicato (e salvò il Vicenza dalla C2 nel 1990, ndr). Poi arrivò Corrado Viciani, che non riuscì ad evitare la retrocessione in C1».

Lei intanto aveva già ceduto le redini a suo figlio Francesco: come maturò questa decisione?
«Era arrivato il momento di passare la mano, il mio tempo si era compiuto».

In tre anni dal secondo posto alla serie C: a distanza di tanti lustri, ritiene ancora che le abbiano fatto pagare lo “sgarbo” delle buste con la Juventus?
«Certo. Non ho dubbi su questo».

Passiamo adesso ai giocatori che hanno caratterizzato la sua presidenza. Gianfranco Volpato…
«Un terzino arcigno ed una persona perbene. Quella squadra, che comprendeva anche Attilio Berti, Roberto De Petri, Carantini, Oscar Damiani, Nico Fontana, Cinesinho, Mario Maraschi, Ezio Vendrame, Alessandro Vitali ed altri, era quasi una famiglia».

Angelo Benedicto Sormani…
«Fu grazie alle sue punizioni che ci assicurammo la salvezza ed il ventesimo campionato consecutivo nella massima serie. Un brasiliano molto serio».

Arriviamo alla squadra che conquistò il secondo posto. E qui i ricordi si accavallano alle emozioni. Ernesto Galli…
«Di lui ho già detto tutto il giorno della sua scomparsa. Non era facile prendere il posto di Adriano Bardin, un’altra figura storica del Lanerossi Vicenza». Beppe Lely... «Era fondamentale per quella squadra. Probabilmente non avrei dovuto lasciarlo andare nuovamente alla Fiorentina».

Luciano Marangon… «Gb Fabbri lo alternava a Vito Callioni. Era un cavallo pazzo nella vita, ma in campo dava tutto se stesso».

Mario Guidetti… «Arrivò a fine ottobre dal Como e segnò 6 gol, un record per un mediano».

Giorgio Carrera, cui lei è rimasto particolarmente legato…
«Un campione. Se non si fosse infortunato in un torneo estivo in Toscana sarebbe arrivato in Nazionale«.

Franco Cerilli..
«Un grande talento. Un mancino di classe. A parte questo, un altro ragazzo che faceva squadra fuori dal campo».

Renato Faloppa..
«Il capitano. Lo portai io a Vicenza e fu l’unico ad attraversare quasi tutto il decennio successivo».E poi Roberto “Pippo” Filippi… Un gran corridore. Non era mai stanco, correva sempre per tutti i novanta minuti. ma voglio ricordare anche Massimo Briaschi... Il miglior prodotto del vivaio. Segnò in Coppa Uefa. Mi ricordo anche Paolo Rosi, Luciano Miani, Nicola Zanone di quella squadra».

Non possiamo non chiudere questo amarcord con Paolo Rossi…
«Ogni volta che sento parlare di lui mi commuovo. Paolo se ne è andato troppo presto. E’ un peccato che se ne sia andato così giovane, aveva ancora tante cose da fare».

Andrea Lazzari