MARIO MARASCHI

Le due vite con il Lane e lo scudetto Viola

Mario Maraschi
Mario Maraschi
Mario Maraschi
Mario Maraschi

Mario Maraschi se ne è andato in silenzio lo scorso 3 dicembre, all'età di 81 anni, lo stesso giorno delle esequie di Ernesto Galli. E l'estremo saluto in Duomo gli è stato dato poche ore dopo che il mondo sportivo e non si era svegliato con la notizia della scomparsa di Paolo Rossi. Non è stata una storia banale quella tra l'attaccante nato a Lodi il 28 agosto 1939 e il Vicenza, anzi. Arrivato per la prima volta in biancorosso nel 1965 dal Bologna, contribuì allo storico sesto posto in classifica con 5 reti (la prima al debutto contro la Spal) a fianco di Luis Vinicio, indossando quasi sempre la maglia numero 11. Ceduto O' Lione all'Inter, la stagione successiva Maraschi fu il miglior marcatore della squadra assieme a Gori con 8 centri determinanti per la salvezza del Lane affidato alle cure di Berto Menti dopo l'esonero di Toni Pin, partendo prevalentemente da ala destra. Ceduto alla Fiorentina dopo essersi sposato con Ornella (testimone delle nozze il presidente Delio Giacometti), divenne campione d'Italia nel 1969 con i viola arrivando terzo nella classifica cannonieri con 14 marcature e realizzò la stagione successiva lo storico gol della vittoria a Kiev che valse la qualificazione ai quarti di finale in Coppa dei Campioni dei gigliati.

LA SECONDA AVVENTURA Nell'estate del 1970 iniziò la sua seconda avventura vicentina, raccontata così nell'ultima intervista al Giornale del gennaio 2019: "Seppi da mia moglie che Giussy Farina voleva riportarmi a Vicenza. Siccome era stata appena completata la costruzione della nostra villa ad Arcugnano, nonostante le offerte di Roma e Napoli, decidemmo di tornare a casa grazie allo scambio con Alessandro Vitali". Sotto la guida di Ettore Puricelli prima e (ancora) di Berto Menti dopo, Maraschi fu decisivo rispettivamente con 8 e 11 gol per entrambe le salvezze al fotofinish della Nobile Provinciale, indossando anche la fascia di capitano nella seconda annata (cosa di cui andava fiero a distanza di tanti anni). Sfumato, almeno a suo dire, il trasferimento che avrebbe potuto portarlo alla Juventus ("Farina non si presentò all'appuntamento con Boniperti"), Maraschi si ritrovò a fianco di Gigi Riva a Cagliari, dove rimase per un solo campionato, prima di un altro triennio a Genova, dove con la maglia della Sampdoria divenne un beniamino dei tifosi realizzando allo scadere in rovesciata il gol del pari nel derby contro il Genoa del 17 marzo 1974. Ottenuto il cartellino gratuito dopo un grave infortunio patito nell'ultima stagione in blucerchiato, nell'estate del 1976 chiese ed ottenne di allenarsi con il Lanerossi di G.B. Fabbri, dove ritrovò, seppure per brevissimo tempo, Giancarlo Salvi (al quale sarà poi molto vicino nei suoi ultimi giorni di vita terrena) e Beppe Lely e vide sbocciare Paolo Rossi, per scendere poi in serie D al Trento.

ALLENATORE AD ARZIGNANO A fine carriera rimase a vivere sui colli Berici assieme alla moglie Ornella, scomparsa qualche anno fa, passando idealmente il testimone ad uno dei due figli, Alberto, già presidente della sezione berica dell'Aiac. Mario Maraschi ha realizzato complessivamente 32 reti in 116 incontri di campionato con la maglia del Lanerossi, guadagnandosi un posto di rilievo nel pantheon del club. Ai suoi funerali in Duomo si ritrovarono gli uni accanto agli altri i tifosi di Lanerossi Vicenza, Fiorentina e Sampdoria. Mario Maraschi ha anche guidato l'Arzignano ad una storica promozione in serie D alla fine degli anni Ottanta, e allenato il Vicenza Calcio femminile. Un lombardo di nascita, ma vicentino di adozione a tutti gli effetti quindi...