LA DELUSIONE

La corazzata va presto a fondo. Nessuna festa per il centenario

Doveva essere la stagione della rinascita. Invece si rivelò un'annata mesta, soprattutto per le aspettative che si erano create. Nel 2001 il Vicenza appena retrocesso dalla serie A scelse di affidare la guida della squadra al veterano Eugenio Fascetti che sostituì Edy Reja. Non uno qualsiasi. Abituato al calcio di periferia, scopritore di talenti come Antonio Cassano, l'allenatore toscano aveva ottenuto 5 promozioni in Serie A e una in B con il Varese. Storica fu anche la salvezza con la Lazio nel campionato 1986-1987 in serie B quando riuscì a tenere la categoria, dopo aver vinto dei drammatici spareggi, partendo all'inizio del campionato con una penalizzazione di 9 punti (all'epoca la vittoria valeva 2 punti). Insomma la società di via Schio pensò che Fascetti, tecnico di grande esperienza, potesse essere l'elemento giusto per ripartire con un progetto e per dare fiducia all'ambiente. Fu un flop. Fascetti fu protagonista di un inizio di stagione altalenante tanto da entrare quasi subito in rotta di collisione con la tifoseria. Teniamo presente che quella squadra era stata costruita per risalire subito in serie A e, per farlo, aveva tenuto l'ossatura del precedente campionato. In porta Sterchele rappresentava una garanzia per la categoria; la difesa poteva contare su nomi di tutto rispetto come Maggio, Faisca, Tomas e Belotti. Come a centrocampo dove venivano schierati Bernardini e Cristallini, Crovari, Zanetti e Ambrosetti. Ma è in attacco che era stata formata la coppia più invidiata (Schwoch e Margiotta, con alle spalle Sgrigna). Nomi che se raffrontati alle rose degli anni successivi (comprese quelle attuali) fanno ben comprendere che l'investimento della società era stato notevole. Eppure non servì a nulla. L' obiettivo dichiarato del ritorno immediato in serie A venne infatti fallito. Dopo il pareggio di esordio con la Pistoiese e le vittorie contro Siena e Cittadella, i biancorossi pareggiarono tre gare consecutive (contro Napoli, Ternana e Messina). Si trattò di trend che fece suonare un campanello d'allarme smorzato dalle successive prestazioni (vittorie contro Cosenza, Bari e Crotone). Il 28 ottobre 2001 si registrò una delle catastrofi calcistiche più pesanti della storia recente del Menti: il Modena rifilò una "manita" al Vicenza con doppietta di Fabbrini e ultima rete del vicentino "Roger" Rabito. Una figuraccia che mandò su tutte le furie i sostenitori che iniziarono a mettere in discussione tecnico e squadra. Nelle due gare prima di Natale (contro Reggina e Sampdoria) i biancorossi subirono due sconfitte tanto che il 28 dicembre il d.g. Sagramola comunicò l'esonero di Fascetti. «Per me - ricorda il tecnico con la sua solita brillantezza e schiettezza - è stata un'esperienza da dimenticare. Nella vita ci sono esperienze positive e negative: questa è da catalogare come decisamente negativa, un capitolo amaro, uno dei peggiori della mia carriera da allenatore. Si pensi che venni a sapere di essere stato licenziato dai giornali e non mi diedero nemmeno modo di confrontarmi con i vertici della società». Eppure, secondo Fascetti, poteva finire diversamente, bastava lasciargli qualche mese in più. «Le mie squadre davano il meglio nel girone di ritorno- racconta- lo sapevano tutti. Avremmo potuto pensare a dei rimedi, invece è stata presa una decisione d'impeto: ma come si fa a cambiare in una situazione tutt'altro che compromessa ? in ogni caso non mi pare fu una scelta azzeccata visto che dopo il cambio di allenatore il Vicenza lottò ... per non retrocedere». Anche il rapporto con la città non decollò mai. «In realtà- precisa il tecnico classe 1938- con la tifoseria ci stavamo ancora studiando. Vicenza è una città splendida ma non ebbi modo di viverla, tutto finì in fretta, troppo presto». Come detto non servì a nulla correre ai ripari a dicembre, quando Fascetti fu esonerato per lasciare spazio alla coppia composta da Adelio Moro e Fabio Viviani. La scossa in panchina non diede infatti i frutti sperati. Tanto che alla fine della stagione il Vicenza mollò del tutto, perdendo contro Empoli, Reggina e Sampdoria. Che avesse davvero ragione Fascetti e, con lui in panchina, sarebbe finita diversamente nell'anno del centenario?

Matteo Marcolin