L’UOMO CHE INVENTÒ PAOLO ROSSI

I trionfi di G.B. Fabbri e i tradimenti inaspettati

Lunedì 25 settembre 1978. Un ragazzino di 13 anni, per ingannare l’attesa della gara di ritorno di Coppa Uefa tra LR Vicenza e Dukla Praga che si sarebbe giocata 48 ore più tardi al Menti, sfoglia l’elenco del telefono, cerca il numero dell’allenatore Giambattista Fabbri e compone le cifre sull’apparecchio. Gb risponde ad uno dei primi squilli e rimane a parlare con lui per quasi tre quarti d’ora, raccontandogli i segreti della sua squadra e le speranze per la sfida imminente. Quello studente di terza media ero io e questo episodio vissuto in prima persona è solo uno dei tanti episodi che testimoniano la disponibilità d’animo di una persona che ha fatto vivere alla nostra città il biennio calcistico forse più bello della propria storia. Ingaggiato nell’estate del 1976 dal presidente Giussy Farina, che si era ricordato del gioco spumeggiante messo in mostra dal Piacenza nella partita di Coppa Italia vinta 3-2 al Menti quasi un anno prima, Gb Fabbri è accolto da alcuni con scetticismo, essendo reduce dalla retrocessione in serie C, ma basteranno poche partite di Coppa Italia e campionato per farlo diventare uno dei beniamini del pubblico. Congedati con la lista gratuita i “senatori” Ferrante, Galuppi e Longoni, e confermati tra i titolari della stagione precedente solo Galli, Prestanti, Marangon, Dolci, Faloppa, Filippi e D’Aversa, Fabbri rivoluziona la squadra con gli innesti di Lelj, Donina, Carrera, Cerilli, Salvi, Paolo Rossi, Verza ed Albanese. Ma la sua intuizione più geniale è quella di spostare dall’ala destra al centro dell’attacco il giovane Rossi per ovviare all’addio del capitano Sandro Vitali, che abbandona il ritiro nottetempo.

Il resto è storia nota: la vittoria del campionato con la promozione in serie A, dove raggiunge lo storico secondo posto alle spalle della Juventus e la qualificazione alla Coppa Uefa. L’elogio forse più inatteso al Real Vicenza di Gb Fabbri arriva forse da Gianni Brera, che il 31 dicembre del 1977, dopo aver assistito alla vittoria per 2-1 a Marassi contro il Genoa dei biancorossi, scende negli spogliatoi per complimentarsi con il mister confessandogli: «Non avrei mai creduto che una squadra di provincia potesse giocare al calcio come ha fatto oggi il Vicenza».

Il finale della storia è amaro, come ha rimarcato lo stesso Fabbri nella sua autobiografia “Gibì, una vita di bel calcio”: «… Credevo ciecamente in quei ragazzi e mai avrei pensato che qualcuno stesse tradendo il gruppo con la complicità del presidente. Farina era un buontempone e amava fare battute spesso enigmatiche, e tale considerai il suo consiglio a Paolo Rossi di non segnare contro la Roma. Mia figlia si è chiesta per tanto tempo perché il presidente, a pranzo con dirigenti e famigliari prima di quella partita, invitò tutti a non crearsi illusioni, dato che quel giorno il Vicenza avrebbe perso. Qualsiasi motivazione avessero, voglio credere che ai quei giocatori che hanno mollato il gruppo sia sfuggita la faccenda di mano e che non avessero davvero intenzione di lasciar retrocedere la squadra. Finì così la mia stagione al Vicenza, tre anni stupendi che mi hanno segnato. Il dolore del distacco fu forte soprattutto per il legame che avevo stretto con la gente e la città, un affetto sempre ricambiato ancora oggi: tutti ricordano il mio Vicenza non solo per le vittorie ma per il gioco e lo spirito con cui affrontava ogni partita». La stagione successiva Gb compie un altro mezzo miracolo, portando l’Ascoli ad uno storico quarto posto in serie A. Le sue ultime apparizioni a Vicenza risalgono al 25 aprile 2012, per la presentazione ufficiale al Patronato Leone XIII della Nobile Provinciale, la cooperativa di azionariato popolare fondata dai suoi “ragazzi” Beppe Lelj e Giorgio Carrera, ed all’8 marzo 2014 per l’inaugurazione della mostra di cimeli del Lane “BiancoRosso” in Loggia del Capitaniato e per l’intitolazione a lui del club dell’Anconetta.

Luigi Tosin, ancor oggi presidente del club “Gb Fabbri”, era presente: «Ricordo la scena della torta, con Giorgio Carrera che lancia addosso al muro la candelina con il numero 8 urlando che Gb non aveva 88 anni… La nostra fu una scelta del cuore, per premiare la persona prima ancora che il tecnico. Fabbri veniva sempre a mangiare il bacalà a casa mia, era una sorta di papà di quella famiglia allargata di cui mi sentivo parte. Tutti gli anni ci trovavamo a giugno a casa sua a Ferrara con i suoi ex giocatori».

Giambattista Fabbri muore all’età di 89 anni (era nato l’8 marzo 1926 a San Pietro in Casale, in provincia di Ferrara) il 2 giugno 2015. Qualche giorno più tardi tanti suoi ex-allievi lo accompagnano verso l’ultimo viaggio al palazzetto a fianco della piccola chiesa di Chiesuol del Fosso. Tra questi Ernesto Galli, Giorgio Carrera, Franco Cerilli, Beppe Lely, Massimo Briaschi, Roberto Filippi, Vinicio Verza. La Spal, società nella quale ha concluso la sua lunga carriera di allenatore nel 1992 dopo l’ultima doppia promozione dalla C2 alla B, ha dato il 24 marzo 1917 il suo nome al centro sportivo dove gli allenano gli estensi. E anche quel giorno a Ferrara sono presenti Paolo Rossi ed alcuni dei suoi “ragazzi”. 

AN.LAZ.