MAURIZIO ROSSI

«Giocavo in C2 ad Aosta debuttai in A al Meazza»

Un'istante dopo la vittoria della Coppa Italia, un ragazzo in campo lancia un urlo a favore di telecamera: «Come facevamo a non vincere? È troppo bello giocare qui!». È Maurizio Rossi, ala biancorossa e protagonista della serata con una decisiva rete nei supplementari - in un trofeo che per altro porta il suo sigillo anche all'inizio, giacché è sempre lui a segnare nel primo turno d'agosto contro la Lucchese. «E pensare che pochi anni prima facevo la C2 ad Aosta» commenta oggi lo stesso Rossi. «Arrivai a Vicenza nell'estate del '94, e già l'aver firmato con un club professionista mi sembrava incredibile. Ricordo i primi giorni di ritiro ad Enego: ero abituato a giocare davanti a non più di cento persone, mentre in Altopiano me ne trovai altrettante a cantare sotto l'albergo prima di un'amichevole». Di lì in poi scatta la magia. «Contro ogni pronostico vincemmo il campionato di B, e per me era già un sogno. Ci si può dunque immaginare l'emozione all'esordio in serie A, in trasferta contro l'Inter: prima di allora il Meazza l'avevo visto soltanto in TV, e anche se poi perdemmo, fu comunque meraviglioso». Tuttavia i biancorossi si rifanno la domenica successiva al Menti, «dove battemmo la Fiorentina 1 a 0, con gol mio, che tra l'altro sono tifoso viola». Ma la squadra di Batistuta non è la sola vittima illustre di quel Vicenza. «Giocavamo alla pari con tutte, e questo fu merito di Guidolin, uno con la cultura del lavoro, che pure aveva molte uscite estrose. Per citarne una, prima della famosa finale ci radunò per mostrarci la sua nuova auto: ci disse che aveva già speso i soldi del premio della Coppa, perché era sicuro che l'avremmo vinta noi». Nel '98 Rossi si trasferisce a Lecce, salvo fare ritorno al Vicenza nel 2000, per una sola stagione: «anche quella era una buona squadra, ma l'annata cominciò male e alla fine retrocedemmo in B, pur avendo dato il massimo, e questo i tifosi lo capirono. A Vicenza la gente vive per il calcio, e anche se ho girato tante piazze, a nessuna sono legato come a questa».

AN.MAI.