IL PRESIDENTE E POLITICO

Giacometti, una vita al Centro

Mariano Rumor, Giulio Andreotti e padre Pasquale
Mariano Rumor, Giulio Andreotti e padre Pasquale
Mariano Rumor, Giulio Andreotti e padre Pasquale
Mariano Rumor, Giulio Andreotti e padre Pasquale

Gli anni Sessanta hanno rappresentato senza ombra di dubbio l'epoca d'oro nella pluricentenaria storia del Vicenza. Un momento straordinario, l'apice del ventennio consecutivo in serie A (dal 1955 al 1975) che in quella decade ha visto i biancorossi scalare le gerarchie del pallone italiano fino a chiudere il campionato di serie A per due volte al sesto posto (1963/64 e 1965/66), per una al settimo (1962/63): né prima, né dopo, il calcio vicentino ha saputo confermarsi a livelli così alti per un periodo così lungo, rappresentando una delle realtà più solide e importanti del panorama nazionale.

IL PRESIDENTE POLITICO. A reggere il timone della società biancorossa in quel periodo così ricco di campioni e vittorie ci fu tra il 1963 e il 1968 un distinto dirigente d'azienda, astro politico nascente della Democrazia Cristiana, già sindaco di Arzignano e destinato in seguito a divenire una figura di spicco anche in parlamento: Delio Giacometti. Nato a San Bonifacio il 26 agosto 1922, a 38 anni divenne primo cittadino di Arzignano (1960), carica che mantenne ininterrottamente fino al 1976, accompagnando il centro dell'ovest vicentino nel suo periodo di crescita demografica più significativa (da 17 mila ad oltre 21 mila abitanti). La sua fu una carriera politica brillante, che lo vide poi eletto in Senato per quattro legislature consecutive (dal 1976 al 1993), e rivestire il ruolo di sottosegretario per il commercio estero e le partecipazioni statali tra il 1980 e il 1983; fu inoltre presidente della Provincia di Vicenza tra il 1990 e il 1993, accogliendo in questa veste anche la visita pastorale di Papa Giovanni Paolo II nella città del Palladio (7-8 settembre 1991).

LA NASCITA DEL CENTRO. Una grande dote di Giacometti come presidente in via Schio fu senz'altro quella di saper scegliere le persone giuste; probabilmente, in questo, l'esperienza da politico lo aiutò molto. In società valorizzò ad esempio persone come Emanuele Dal Lago, Marcello Mantovani, Gianfranco Trivellin: nacque da loro, nel giungo 1965, l'idea di ampliare la base di circa 5 mila spettatori di media e 1500 abbonati che seguivano con costanza i biancorossi, per garantire maggiore solidità alla società. A quei tempi, infatti - pare impossibile oggi - non c'erano introiti televisivi, dunque il peso del botteghino era molto rilevante nel bilancio. La dedizione di questi dirigenti e del primo rappresentante dei tifosi, Giovanni Zambotto, consentì in pochi mesi di contagiare un'intera provincia con un'ondata di passione biancorossa, fondando 68 club con oltre ottomila soci aderenti, che già alla fine del 1965 resero la squadra vicentina quarta in Italia per numero di affiliati ai club ufficiali, preceduta solo da Inter, Juve e Milan, ma davanti a Fiorentina, Bologna, Roma e Genoa.

MAESTRI E CAMPIONI. Giacometti ebbe ottimo fiuto anche nello scegliere gli allenatori e i giocatori, in particolare gli attaccanti. In panchina si affidò a veri maestri di calcio come Manlio Scopigno, Aldo Campatelli, Berto Menti. E non ebbe paura di confermare Luis Vinicio, nonostante un primo campionato non propriamente esaltante (7 gol nella sua prima annata vicentina): negli anni seguenti, "O' Lione" ripagherà ampiamente il suo presidente segnando rispettivamente 17, 12 e 25 gol (capocannoniere in serie A). Oltre al bomber brasiliano, Giacometti puntò su Sergio Gori e Mario Maraschi, che fecero gioire spesso il Menti in quel periodo d'oro biancorosso che tutti i tifosi ricordano con amore.

Francesco Giuiotto