UN PERIODO BUIO

Com’è triste Vicenza tra retrocessioni e ripescaggi. Ma ci sono due luci

Campionati deludenti. Retrocessioni. Ripescaggi. Roba da ritorno al futuro. Roba degna di un recente passato che tante amarezze e umiliazioni ha causato ai tifosi biancorossi. Proprio così: chi sostiene che le vicende della storia siano sostanzialmente cicliche troverebbe delle singolari analogie tra il Vicenza pre-Rosso e quello del decennio che inizia nel 1922. Risultati deludenti sul campo, qualche figura barbina, una navigazione sostanzialmente improntata al piccolo cabotaggio (quando proprio non si finiva sugli scogli). Poi, per fortuna, emergono anche figure luminose, in campo e dietro la scrivania, che disegnano le premesse per il riscatto e per un futuro migliore. Due, in modo particolare, sono degne di essere ricordate con affetto e riconoscenza: il bomber dei bomber Pietro Spinato e il marchese Antonio Roi, il presidente della rinascita. Tutto questo accadeva in un contesto molto particolare: l’Italia stava cambiando profondamente, in quegli anni prendeva corpo una mutazione radicale e drammatica, che avrebbe portato all’instaurazione del regime fascista. Cambia il Paese, cambia lo sport. La stessa società biancorossa, volente o nolente, si trova ad assumere la denominazione di Associazione fascista calcio Vicenza. Tutto questo accade nella stagione 1932-1933 e quindi ne parleremo diffusamente nella prossima uscita di Lane 120. Ma il seme era stato gettato ben prima. Anche il linguaggio risente dell’atmosfera dell’epoca. Il modo di raccontare lo sport è ridondante e pomposo (anche se questo era uno stilema di quel periodo, che entro certi limiti prescindeva dalle vicende storiche e politiche). Sui giornali dell’epoca, per capirci, un match tra Italia e Germania finito 3-1 (che ovviamente nulla ha a che vedere con quello gioioso di Madrid) viene così dipinto: «La nazionale italiana ha battuto la nazionale germanica, imponendo alla classica e metodica calma tedesca la sua baldanzosa irruenza. Per la cronaca diremo che dopo un primo tempo nullo, i primi a segnare, al ventesimo minuto della ripresa, sono stati i germanici; nei susseguenti 25 minuti i nostri sono riusciti a segnare ben tre punti». E le cronache locali? Da così a peggio... Ecco, per dirne una, la descrizione di un successo del Vicenza sul Venezia: «Vittoria che ha dimostrato l’indiscutibile superiorità del nostro undici e che ci ha detto quanto possa la ferma volontà di vincere. I bianco-rossi hanno giuocato veramente una bella partita condotta brillantemente e quel che più conta, con foga encomiabile. Veronese è stato semplicemente magnifico, bene coadiuvato da Bortolotti, da Montemezzo e da Capraro. L’unico punto debole della squadra ci è apparso il centro sostegno, un giuocatore delle riserve che sostituisce temporaneamente Savi, convalescente da una malattia. Ma nel complesso, presa nel suo assieme, la squadra ci è apparsa risanata completamente, e noi crediamo, e speriamo fervidamente, per la rinascita del bel nome sportivo di Vicenza nostra che la partita di domenica segni il punto di partenza per future tappe gloriose. Per la cronaca diremo che la partita si è chiusa con 4-0. Arbitro buono fu il signor Crivelli». Ecco, la rinascita del bel nome sportivo di Vicenza nostra, diceva il cronista. E ce n’è davvero bisogno perché la squadra biancorossa, al termine della stagione 1922-1923, retrocede in Terza divisione. Il Vicenza parte con ben altre ambizioni, addirittura con la voglia di risalire, ma pian piano il disastro prende forma. La squadra perde lo spareggio contro il Fascio Grion Pola e scende. La risalita per fortuna è immediata. E ci mancherebbe, verrebbe da dire... Nella stagione 1923-1924 il Vicenza, in uno dei punti più bassi della sua storia, si trova infatti inserito in un girone che comprende Schio, Thiene, Olympia Treviso, Carraresi Padova e Feltrese. I biancorossi chiudono al primo posto, accedono alle finali e vincendo per 2-0 lo spareggio con la Pro Gorizia tornano in Seconda Divisione. In precedenza si parlava di situazioni complesse e ripescaggi... È decisamente singolare, al riguardo, quel che accade nel campionato 1924-1925. Il Vicenza parte con la voglia di conquistare una nuova promozione e ingaggia due giocatori ungheresi, Horwarth e Molnar. I biancorossi vincono il girone di qualificazione e accedono così agli spareggi per la promozione. Ma a quel punto arriva il colpo di scena: l’Udinese ricorre, sostenendo che i due ungheresi avessero giocato da professionisti nel loro Paese (cosa all’epoca vietata). Occhio però, perché i friulani sono tutt’altro che candidi. Pare infatti che dal fronte bianconero arrivi un messaggio “in codice“, qualcosa del tipo “se ci arriva un regalo faremo in passo indietro“. Il Vicenza risponde picche, il reclamo dell’Udinese viene accolto e i biancorossi vengono declassati all’ultimo posto. La retrocessione è però evitata grazie a un ripescaggio. Da dimenticare la stagione successiva (1925-1926): terzultimo posto e ancora un ripescaggio. Va un po’ meglio nel 1926-1927: i biancorossi giungono terzi. E soprattutto si registra l’esordio del giovane attaccante Pietro Spinato, che con i suoi 129 gol diventerà il miglior realizzatore biancorosso di tutti i tempi. La stagione 1927-1928 è drammatica dal punto di vista sportivo: il Vicenza arriva ultimo, retrocede ed è di nuovo ripescato. Ma si registra una svolta societaria: il club si fonde con il Circolo Cotonificio Rossi e il marchese Antonio Roi è il nuovo presidente. L’opera di ricostruzione del nipote di Antonio Fogazzaro dà i suoi primi frutti due anni dopo (1929-1930), con il Vicenza che viene promosso in Prima divisione. E nella stagione successiva i biancorossi sfiorano un’altra promozione. Il campionato viene perso in modo incredibile: prima del big match di Ferrara con la Spal, i biancorossi restano a lungo in una stanza d’albergo troppo riscaldata. Sudore e sbalzo termico si fanno sentire: arrivano congestioni e principi di congelamento e la partita si conclude con un incredibile 9-1 per gli emiliani.

Lane 120 continua. Nei prossimi giorni nuove storie e personaggi che hanno scritto la storia del club biancorosso

Giancarlo Tamiozzo