storie tristi, finali diversi

Cacciatori e Rogliani. Dolore biancorosso

Marco "Cacetta" Cacciatori e Michele "Mike" Rogliani. Nomi che, probabilmente, ai tifosi più giovani dicono poco o nulla. Del resto, se ci si ferma alla mera analisi statistica, il passaggio in biancorosso dei due lascia tracce labili. Ma è fuori dal campo che ci si deve spostare per raccontare le storie drammatiche di Cacciatori e Rogliani. Il primo ha combattuto con il coltello tra i denti contro un tumore. E dopo una lunga battaglia ha vinto. Il secondo ha dovuto misurarsi con il demone della droga. E purtroppo non ce l'ha fatta. Si è spento a soli 23 anni, in maniera tragica, nel tentativo di disintossicarsi.
Marco Cacciatori, carrarese, classe 1956, giunge al Vicenza dal Perugia nel 1979 nell'ambito dell'affare che porta Pablito in Umbria. Il Lane, appena retrocesso, è affidato a un giovane Renzo Ulivieri e conta anche sui gol di Cacciatori per tornare in Serie A. Il destino è però in agguato e si manifesta già nel ritiro di Barga. Il primo round è raccontato dal massaggiatore, Vasco Casetto, la cui testimonianza è riportata ne "I Cento anni della Nobile Provinciale" di Belloni, Meneghetti e Pozza: «L'allenatore fece fare a tutti un test sui 3000 meti. Al termine Cacciatori e Marangon vollero continuare per un testa a testa, scommettendoci su da bere e durante quest'ultimo sforzo Marco si sentì male. A posteriori questa fu, in un certo senso, la sua fortuna perchè gli rimase un forte gonfiore inguinale con acuti dolori». Le visite si susseguono, il verdetto è terribile: tumore. Gli viene asportato un testicolo. Sembra che Cacciatori possa riprendere, ma il male è subdolo, ritorna. Anni di chemioterapia, la paura di morire. Ma alla fine Cacciatori ce la fa: nel 1983 può tornare a giocare. La sua battaglia (che racconta nel libro "Un bomber nella rete") continua anche a carriera finita, da disoccupato con problemi di salute. Rogliani, invece, è stato più sfortunato. Veneziano, classe 1961, si mette in luce con 17 reti nel campionato Primavera. È considerato una promessa e Ulivieri lo fa esordire in prima squadra nel 1980 nella trasferta contro la Pistoiese. Poi viene dato in prestito al Casale e lì, purtroppo, comincia la sua dipendenza dagli stupefacenti. Ma "Mike" non molla, vuole uscirne. E comincia un non facile percorso di riabilitazione. In certi casi, per non farsi vincere dalla tentazione, si incatena al termosifone. Ed è proprio in questo contesto che matura la tragedia. Il 27 febbraio del 1985 nella sua stanza si verifica un incendio. Rogliani non riesce a liberarsi, i famigliari accorsi in suo aiuto non trovano la chiave del lucchetto. Arrivano i vigili del fuoco che lo liberano con le cesoie, ma è troppo tardi. La corsa disperata all'ospedale è inutile. "Mike" muore per asfissia.