COSÌ I GIOCACOTORI DIVENTANO UN MARCHIO

Arrivano le prime figurine

Quando a metà degli anni ’20 il “giuoco del calcio” cominciava ad essere uno sport di massa, serviva qualcosa per far conoscere gli sportivi; oltre allo stadio, oltre alle strade del Giro d’Italia e oltre ai giornali e alla stampa sportiva. Fu così che prendendo esempio dai maestri del foot-ball inglese e dalle figurine dei giocatori di baseball americano, anche in Italia si cominciò a stampare figurine dedicate ai giocatori e agli sportivi delle varie discipline. Alla metà degli anni ’20 le aziende produttrici di dolci, cioccolata, biscotti, caramelle, caffè ma anche sigarette o distillerie, cominciarono la corsa alla produzione della figurina che immortalava in foto o in azione l’eroe della domenica, il campione di ciclismo, ma anche l’attore del cinema o gli sportivi che partecipavano alle Olimpiadi. Tra le principali case che accompagnavano il loro prodotto alla figurina vi furono la cioccolata Salvi di Milano la Zaini, la Luterotti, la Domus, la Perugina, la Mera Longhi. Anche la provincia di Vicenza non era da meno. La cioccolata Dolomiti di Schio e la fabbrica di caramelle Vicentini di Thiene inserirono le figurine dei vari campioni dell’epoca come il calciatore della Juventus Raimundo Orsi o Ugo Frigerio campione del podismo nei loro prodotti. Nel mondo del calcio le figurine dei giocatori del Milan,della Juventus, del Bologna, della Triestina della Lazio o della Nazionale diventavano oggetti di culto. Nella metà degli anni venti la richiesta di figurine aumentava e oltre alle classiche che erano semplici foto in bianco e nero che riportavano il nome del giocatore e della squadra cominciarono altre produzioni in metallo o latta. E così la ditta Dea utilizzando metalli, latta e cartone alla fine degli anni venti cominciò una fortunata produzione di figurine. Un’importante figurina era “la giostra del Foot-Ball” stampata in metallo nella stagione 1931-32 raffigurante la faccia dei giocatori sullo sfondo dei colori sociali.