03.11.2019

Pcup, l’eco-bicchiere smart che protegge l’ambiente

L'ecobicchiere PCup
L'ecobicchiere PCup

Un bicchiere in silicone con un chip montato sul fondo. O meglio, un «eco-bicchiere» smart che contribuisce a far sparire la plastica (e quindi a far respirare l’ambiente). Stiamo parlando di Pcup, l’acronimo di «public cup», l’idea innovativa venuta a due giovani liguri, Lorenzo Pisoni e Stefano Fraioli.

 

Il silicone dona al bicchiere flessibilità, in linea con le normative sulla sicurezza (a differenza del vetro e della plastica rigida), e lo rende adatto ai grandi eventi, dai concerti agli stadi. La sua “anima” digitale lo trasforma in un device dell’Internet of Things: i clienti possono collegare chip e smartphone e pagare online saltando la fila alla cassa; i promotori possono raccogliere dati preziosi sulle abitudini di consumo. Ogni consumazione è conteggiata su uno schermo che mostra in tempo reale quanti bicchieri usa e getta (e quanta plastica) vengono risparmiati.

 

Il futuro si costruisce sulle idee. Ed è così che Pcup è diventata una realtà giovane ma già vincente. «Siamo i primi a proporre un sistema funzionale e conveniente per accettare, in anticipo, la sfida lanciata dall’Unione Europea – spiega Lorenzo Pisoni, founder e CEO di Pcup e filosofo di formazione - che ha bandito dal 2021 il divieto di consumo dei prodotti di plastica monouso che rappresentano il 70% dei rifiuti marini. Abbandonare l’usa e getta porta a un risparmio immediato in termini di costi di pulizia e smaltimento e, in alcune amministrazioni, anche di Tari. Ma non ci limitiamo a fornire un bicchiere ecologico. Attorno c’è una gamma di servizi che passano per la nostra app: dai pagamenti digitali all’analisi dei dati di consumo e di vendita, fino alla gestione della community dei clienti attraverso contenuti esclusivi e push notification».

 

È il vuoto a rendere il modello di business più diffuso per chi adotta Pcup. All’ingresso dell’evento il cliente riceve un bicchiere pagando una cauzione che, se sceglie di riconsegnarlo all’uscita, gli viene restituita. Ma l’avventore può anche decidere di portare a casa l’oggetto, che si trasforma così in un gadget da conservare. Per ordinare da bere si può seguire il metodo tradizionale, pagando alla cassa in contanti, oppure quello immateriale: si scarica la app Pcup, ci si registra e si accosta lo smartphone al chip. Da quel momento il bicchiere è collegato al proprio profilo, che può essere ricaricato di una somma di denaro da qualsiasi carta. Per ordinare basta scegliere la bevanda dal listino nella app e presentarsi al bancone, saltando la fila alla cassa. Il barista appoggia il bicchiere a un lettore che gli comunica l’ordine e finalizza il pagamento. Il cliente può disconnettere quando vuole il bicchiere dal suo profilo. Parlavamo di idea vincente e non a caso. Lo confermano i 450mila euro raccolti dalla startup nei due mesi di campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma Crowdfundme. Sono 238 gli investitori che hanno portato il loro contributo – il chip minimo era fissato a 250 euro – diventando soci complessivamente del 3,6% dell’azienda, valutata 4 milioni di euro.

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