13.11.2019

BCI, la start up che raddoppia la durata delle valvole cardiache

Laboratorio della Bci
Laboratorio della Bci

L’obiettivo è raddoppiare la durata delle valvole cardiache di origine animale, grazie all’utilizzo di principi attivi di derivazione naturale. BCI (BioCompatibility Innovation), è una start up innovativa con il cuore a Este, in provincia di Padova, cresciuta rapidamente nel corso degli anni. Tanto da approdare, dopo una decisiva sperimentazione effettuata al Policlinico Universitario Gemelli di Roma, alla scelta della Fondazione Golinelli, che l’ha scelta per fare parte di G-Factor.

La start up padovana è entrata così a far parte dell’élite formata da nove start up e un competence center, primi “inquilini” dei cinquemila metri quadrati del nuovo incubatore-acceleratore. Le nove startup sono state selezionate tra le 124 candidature di livello internazionale. Ma l’interesse per il trattamento sviluppato dai biologi Alessandro Gandaglia e Filippo Naso, fondatori di BCI con il medico e imprenditore Ugo Stefanelli, ha varcato da tempo i confini nazionali. Come dimostra, oltre a contatti con aziende e istituti medico/universitari in vari Paesi, fra i quali USA e Cina.

 

«La sperimentazione ha confermato la bontà del nostro trattamento sulle valvole ed è stata il tassello che ha fatto crescere l’interesse, a livello internazionale, verso BCI – spiegano Gandaglia e Naso –. La nostra partecipazione al congresso di Parigi (euro Pcr, appuntamento internazionale dedicato agli sviluppi medici della cardiochirurgia ndr) dimostra anche la versatilità del metodo Facta, applicabile anche alle valvole cardiache che si impiantano per via transcatetere, ovvero con un intervento molto meno invasivo, al centro della manifestazione francese. Ed essere fra le prime start up selezionate da G-Factor è ulteriore motivo di orgoglio, a conferma della bontà di quanto fatto nonché stimolo per continuare il nostro lavoro».

 

BCI, nel frattempo, ha raggiunto il milione di euro di finanziamenti, anche grazie al contributo del progetto EU Horizon 2020 – SME Instruments e alla partnership con la Fondazione Opificio Golinelli. Alla base del procedimento messo a punto dai ricercatori padovani c’è l’inattivazione della molecola alpha-Gal, quella che scatena le reazioni avverse nelle attuali protesi valvolari di tipo biologico. Calcificazioni che si presentano nel 50% delle valvole e portano alla sostituzione mediamente dopo 10 anni dall’impianto. Con il metodo Facta, invece, i tempi raddoppiano: con beneficio in primis per la salute dei pazienti, ma anche per il sistema sanitario pubblico: la spesa complessiva annuale per la gestione di pazienti con protesi valvolari cardiache è di circa 14 miliardi di dollari.

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