I consumi

Cibo sano e sostenibile. Nel carrello bio e "pokè"

By Athesis Studio

Italiani, popolo di ottimisti. Il 69% vede infatti una luce splendente in fondo al tunnel della pandemia e si dice fiducioso nel futuro. Ma gli italiani sono anche – o lo sono diventati – un popolo di salutisti, a giudicare dai risultati del Rapporto Coop 2021, che fotografa un Belpaese mai così attento all'alimentazione, all'ambiente, alla sostenibilità. A fare da chiave di volta “green” è stata la pandemia, che soprattutto a tavola ha convinto anche i più scettici che genuino non solo è buono, ma fa anche bene. A tutti. E così la cucina “healthy” registra un vero e proprio boom, +72%, con un'impennata in particolare per quella vegetariana (+127%) e vegana (+90%).
Dall'hummus alle pokè, dalla proteine vegan al pesce, sulla tavola arrivano sempre più prodotti sani. Sani e sostenibili: un italiano su 6 dichiara infatti di adeguare il proprio regime alimentare per ridurre l'impatto ambientale, scegliendo packaging sostenibili. Un fenomeno a due facce: da un lato si tende a fare maggiore attenzione al prezzo ( e infatti cresce, per il 21%, la spesa al discount) dall'altro c'è un'enorme espansione nel biologico, nel km zero, nel prodotto di qualità. Gli investimenti in cibi e bevande di prossima generazione ammontano a 6,2 miliardi e tra le new entry sulle tavole degli italiani da qui a 10 anni ci sono cibi a base vegetale con il sapore di carne, cibi a base di alghe, farina di insetti e anche la carne coltivata in vitro.
L'attenzione elevatissima all'alimentazione, durante e dopo il lock down (come dimenticare la corsa al lievito e gli scaffali vuoti?) si è tradotta in un doppio binario: un italiano su due ha cambiato le proprie abitudini alimentari (il 23% prendendo peso e il 15% perdendolo grazie a diete più equilibrate). Alla base delle scelte nutrizionali resta sempre la dieta mediterranea, in cui si riconosce il 24% degli italiani: il 18% non segue nessuno stile preciso, mentre la metà ama sperimentare ed esplorare le nuove frontiere del cibo, dall'iperproteico al low carbs, passando per i menù etnici.
Tra questi, non si può non segnalare il trend delle pokè o poke bowl, il popolare piatto della cucina hawaiana che ha conquistato l'Italia da Nord a Sud.
Anche nel Vicentino, le aperture di ristoranti specializzati nel servire ciotole di riso e pesce, pollo, verdure, semi e cereali ormai non si contano più. Un modello gastronomico che va di pari passo con l'esigenza di una cucina sana ma al tempo stesso fast e che si sposa alla perfezione con il servizio di consegna garantito dai rider. Basti pensare che per il food delivery si registra una continua crescita: +39% rispetto al 2020, per un mercato totale da 1,4 miliardi di euro. Tra tante mode e stili che si intrecciano, si contaminano e spesso si sovrappongono, ne spuntano anche di assolutamente inedite e strettamente legate alla nuova coscienza verde collettiva.
Il rapporto Coop censisce infatti la nascita dei “climatariani”, quel 15% di italiani che rivela di seguire una dieta basata su criteri “green”. Detta in altri termini, si tratta di coloro che scelgono di cibarsi secondo stagione e secondo natura, evitando la carne o comunque quella proveniente da allevamenti intensivi e prediligendo frutta e verdura a km 0, del contadino o di coltivazioni conosciute e certificate.
In generale, i consumi nella grande distribuzione dovrebbero crescere anche per il 2021 tra il 2 e il 3%. A trainare anche la ripresa “del carrello” è il senso di fiducia crescente che, dalla scorsa primavera, sta unendo il Paese: dalla vittoria dei Maneskin all’Eurovision song contest, al trionfo azzurro agli Europei di calcio, fino agli storici ori nei 100 metri e nel salto in alto maschile che sono diventati il simbolo di un’Olimpiade da record, fino alla valanga di medaglie conquistate alle Paralimpiadi.
Successi che arrivano anche dal cinema, con l'uscita di Luca, primo film Disney Pixar ambientato in Italia che ha fatto innamorare (anche del nostro Paese) la critica e il pubblico di tutto il mondo. Il rialzo del Pil e livelli di export miglior del periodo pre-covid non sono che la prova di questo clima roseo che caratterizza il 2021 dopo il difficile blocco del 2020.
Secondo la maggioranza degli esperti, l’Italia raggiungerà i livelli pre Covid solo nel 2023 (lo afferma il 43% degli executive ) e infatti nel 2022 il 28% degli italiani prevede di avere un livello di spesa ancora inferiore rispetto al 2019: sono soprattutto cassaintegrati, giovani e donne. Nonostante tutto, sono 27 milioni gli italiani che ancora nel 2021 sono stati costretti a fare delle rinunce vivendo situazioni di disagio quotidiano e 5 milioni coloro che temono il protrarsi di sacrifici in ambito alimentare.