Dichiarazione UNIC

Alternative alle pelle, sono davvero ecologiche?

By Athesis Studio

Sono sempre più numerosi i nuovi materiali che si affacciano sui mercati della moda, del design, dell’imbottito e degli interni auto, con l'ambizione di sostituirsi alla pelle come materiale di manifattura. Questa pretesa poggia su presunti miglioramenti in termini di sostenibilità, che nella realtà raramente sono suffragati dai fatti.
Presentare la pelle, che è un materiale biodegradabile, resistente nel tempo, ricavato da un prodotto rinnovabile e residuo di un’altra industria, come non-sostenibile, è un’asserzione arbitraria. Soprattutto quando viene paragonata a questi nuovi materiali, in larga misura composti da plastiche a base fossile.
Ogni anno, a livello globale, le concerie recuperano e valorizzano circa 8 milioni di tonnellate di pelli grezze provenienti dall’industria alimentare. Senza l’industria conciaria, questo materiale diventerebbe uno scarto eliminato nelle discariche o incenerito, determinando il rilascio di circa 5 milioni di tonnellate di gas serra. Il recupero e il riutilizzo da parte delle concerie contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra e crea un prodotto versatile.
Quale di questi nuovi materiali è in grado di raggiungere questo risultato? Poco o nulla si sa sul valore prestazionale e sulla loro composizione e sulla sostenibilità dei processi produttivi, compromessa dalla necessità di usare grandi quantità di materiali sintetici nel tentativo di uguagliare i livelli prestazionali della vera pelle. Se le prestazioni sono inferiori, se la composizione è in larga misura sintetica e se non sappiamo nulla in merito all’impatto ambientale dei processi produttivi, è davvero fattibile accampare rivendicazioni sulla sostenibilità? In modo particolare, quando messi a confronto con la pelle?
L’elemento trainante di questa situazione può essere attribuito, in grande misura, al marketing della moda e alla sua incessante richiesta di nuove e sempre più valide pretese di sostenibilità. In ogni caso, non è logico sostituire la pelle, che è un materiale durevole, biodegradabile e circolare, con materiali che sono in larga misura sintetici.
Oltre a ciò, questo non tiene conto della soluzione di riutilizzo, offerta dalla lavorazione della pelle, di quel materiale che altrimenti sarebbe destinato a divenire uno scarto.
C’è abbastanza spazio nel mercato per scelte diversificate di materiali e l’industria conciaria non ha problemi a mettersi in competizione, a condizione che questa competizione sia corretta. In ogni caso, non intende consentire che avvenga un’appropriazione parallela dell’immagine della pelle e una denigrazione di un prodotto autentico, a fronte della promozione di materiali alternativi dalle discutibili prestazioni e pretese di sostenibilità.