CRISTIAN VELLER IL PRESIDENTE DELLA CATEGORIA ICT DEGLI ARTIGIANI VICENTINI E VENETI

«Le imprese vogliono investire in digitale ma chiedono politiche economiche con orizzonti più ampi»

Il mondo delle imprese artigiane vicentine ha affrontato la tempesta della pandemia, ha resistito a un mare forza dieci e sta lavorando per raggiungere acque meno agitate e riprendere una navigazione normale. Le rilevazioni di Confartigianato Vicenza dicono che il 70% delle aziende aderenti ha avuto nel 2020 cali di fatturato rispetto al 2019, ma soltanto in meno di un quarto dei casi è stato superiore al 30%. Una percentuale importante, ma - considerato quel che è successo nell’ultimo anno - è anche la conferma della capacità delle piccole aziende del territorio di resistere e di reagire continuando a premere sul pedale della ricerca e del rinnovamento tecnologico. Ne parliamo con Cristian Veller, presidente della Categoria ICT di Confartigianato Vicenza e Veneto.

Si può dire che il contesto di pandemia che ha stravolto tutto abbia reso le imprese artigiane più consapevoli della necessità di puntare sulla trasformazione digitale e di investire in Industria 4.0?

Non c'è dubbio che l'ultimo anno sia stato molto difficile per tutti e dunque anche per il nostro settore. In questa fase, tuttavia, ci sono aziende che hanno commesse e voglia di ripartire e chiedono soltanto di essere lasciate lavorare. I segnali che leggiamo dalle imprese rispetto agli investimenti in ottica 4.0 dicono che la richiesta di perizie è aumentata ed è abbastanza vigorosa. Questo, ovviamente, con tutti i limiti di un periodo nel quale da un anno prevale l’incertezza e che oggi attende i vaccini come la boa intorno alla quale virare per poter riprendere con maggiori prospettive di ripresa.

Dal vostro punto di vista, come si è mosso il governo e quali sono gli strumenti attivi per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo?

Bisogna dire che ci sono aspetti che rispetto all'anno scorso sono peggiorati, perché il provvedimento messo in campo dalla Legge di bilancio del governo per favorire gli investimenti in questo settore ha delle aliquote maggiorate solo per quest'anno. Ora è evidente che si tratti di un arco temporale troppo ristretto: ci sono imprese che vanno bene, hanno lavoro e potrebbero programmare qualche investimento importante, ma in molti casi a causa del periodo da cui siamo reduci manca la capacità di spesa nel 2021 e le imprese pensano di aspettare il 2022; se però non ci sono misure stabili un imprenditore finisce comprensibilmente col chiedersi se non gli convenga aspettare e rinviare.

In altre parole, serve poter disporre di un orizzonte più ampio.

Certo. Un imprenditore che viene da un anno di pandemia, nel quale magari è riuscito a tenere il giro d'affari e a stringere i denti, e che vuole investire sulla ripresa, si scontra col fatto che manca una politica economica pluriennale. Inoltre va ricordato che per quest'anno la misura del credito d'imposta legato a investimenti 4.0 è pari al 50% del valore dell'investimento e nel 2022 scende al 40%, ossia a com'era nel 2020: anche questo finisce con l'avere un impatto sulla pianificazione di un imprenditore che vuole guardare a un investimento innovativo. E poi c'è un secondo aspetto problematico: il fatto che si stia azzerando il vantaggio fiscale tra un'azienda del nord e un'azienda del sud. Per investimenti in ricerca e sviluppo a un'azienda del sud viene riconosciuto il 45% mentre a un'azienda del nord tra il 10% e il 15%, una percentuale che in sostanza copre i costi burocratici delle pratiche. Nessuna intenzione di farne una questione geografica: il fatto è che non vediamo che ci sia nel governo una reale intenzione di investire sulle zone più produttive del paese, dove la competizione è direttamente con la Germania. Certo bisogna sostenere e investire nel sud, ma servirebbe un provvedimento che tenesse più conto di questo aspetto.

Nelle imprese artigiane la pandemia ha aumentato la consapevolezza della sfida digitale?

Da anni stiamo dicendo che il digitale è il treno sul quale occorre salire per non rischiare di restare indietro e di uscire da alcuni mercati in particolare. Il Covid ha sicuramente accelerato i fenomeni in atto e anche la consapevolezza di doverli cogliere. Abbiamo casi anche clamorosi di successo di aziende che in quest'anno hanno implementato quasi da zero sistemi di vendita online e hanno avuto risultati clamorosi, su mercati che fino a prima erano poco battuti o addirittura sconosciuti. C'è ancora molta strada da fare, ma non c'è dubbio che la pandemia abbia portato a un'accelerazione anche dei processi di digitalizzazione del lavoro, forzati dai provvedimenti di ridefinizione della logistica. Nelle imprese artigiane le parti amministrative e commerciali sono state portate verso un forte aumento dello smart working. Molte aziende sono state anche felici di aver trovato nuovi equilibri, nei quali si utilizzano le tecnologie digitali non a discapito della produttività. Va ricordato che interessanti opportunità di credito d'imposta ci sono anche per le attrezzature e le tecnologie legate allo smart working: sebbene se per il momento solo per il 2021, per l'acquisto di strumentazione per il lavoro agile è previsto un credito d'imposta del 15%, un po' più alto di quella normale per tutti i beni strumentali, che si attesta al 10%.

Negli ultimi anni avete puntato molto sul Digital Innovation Hub come punto di incontro e di diffusione delle tecnologie tra le piccole aziende. Come procede l'attività?

L'obiettivo essere lo strumento a disposizione dei soci per tutti gli aspetti del digitale. Stiamo lavorando molto non solo con le imprese ma anche con la Pubblica Amministrazione e la società civile in generale. Con il Comune di Vicenza, così come con altri enti, stiamo realizzando una serie di incontri di alfabetizzazione digitale, in forma di webinar, che stanno riscuotendo una buona partecipazione. Un esempio è l’Innovation Lab di Vicenza che punta a trasferire conoscenze e competenze tecnologiche alla cittadinanza in un’ottica di crescita personale ma anche, per chi volesse, di crescita professionale sempre con il supporto delle iniziative del DIH. In questo senso il Digital è anche partner ufficiale del Progetto Pallades, Palestre e laboratori avanzati per la digitalizzazione dell’economia e della società.

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