Apindustria Confi mi Vicenza.

Le PMI continuano a investire nonostante lo scenario incerto

Il commento del presidente Mariano Rigotto

Da una parte la spinta verso la digitalizzazione, dall’altra una transizione ecologica sempre più prioritaria, in mezzo la ricerca continua di nuovi mercati anche in risposta all’incertezza degli scenari internazionali. Si muovono verso questi orizzonti gli investimenti delle PMI vicentine, che nonostante il contesto di grande incertezza non rinunciano a nuovi progetti per il futuro, come sottolinea Mariano Rigotto, presidente di Apindustria Confimi Vicenza: «Il primo tema è proprio la transizione ecologica: gli scienziati che studiano i cambiamenti climatici ci dicono che non abbiamo più tempo da perdere, ma in questo processo che rappresenta una strada ormai obbligata, anche per effetto delle direttive europee sempre più stringenti, le nostre imprese possono cogliere nuove opportunità commerciali. Si tratta di reinventare molti prodotti così come li conosciamo e se è vero che poche delle nostre imprese fanno ricerca pura, è altrettanto vero che uno dei nostri punti di forza è proprio la capacità di trasformazione i prodotti per andare incontro alle esigenze dei clienti».
   Parallelamente continua la ricerca di nuovi mercati.
«L’internazionalizzazione è un caposaldo del nostro tessuto produttivo, basti pensare che mediamente le aziende venete che realizzano prodotti finiti esportano il 70% del fatturato. Indubbiamente l’Europa rimane la principale destinazione per le nostre merci, ma in misura sempre maggiore le nostre PMI si stanno affacciando a nuovi mercati che stanno crescendo o che hanno comunque un importante potenziale di sviluppo futuro. Con la fine della pandemia i nostri imprenditori hanno ripreso a viaggiare e c’è nuovamente un grande fermento. Come Apindustria Confimi Vicenza siamo stati in Moldavia la settimana scorsa per dare seguito all’accordo di cooperazione sottoscritto a novembre dello scorso anno con il Vasile Tarlev, presidente degli industriali del Paese e già due volte Primo Ministro della Repubblica di Moldova, oltre che presidente del congresso delle associazioni industriali dei Paesi ex URSS. Come Associazione abbiamo aperto nostri uffici a Chișinău, capitale della Moldavia, e da lì saremo pronti a partecipare anche alla ricostruzione dell’Ucraina dopo la fine del conflitto, così come ad avvicinare più facilmente i mercati delle altre repubbliche ex URSS, che possono solo che crescere nei prossimi anni».
   Nel frattempo il nostro export cresce anche grazie all’e-commece.
«Questo è un altro fronte che come Associazione stiamo presidiando: abbiamo già organizzato diversi incontri rivolti alle aziende per sensibilizzarle sulle potenzialità di questo canale, nel quale le nostre PMI hanno ancora un ampio margine di crescita perché sono ancora poche quelle che lo stanno presidiando in modo corretto, ovvero con risorse e competenze dedicate. Per questo motivo intendiamo rafforzare il nostro supporto anche su questo fronte, in particolare aprendo nuovi contatti con i principali market place, ma anche con società specializzate in grado di portare alle imprese il necessario know how
   Prosegue nel frattempo la digitalizzazione delle imprese nell’ottica dell’Industria 4.0
 «Questa è una rivoluzione partita già da tempo e che rappresenta oggi una scelta praticamente obbligata per le aziende se vogliono mantenersi competitive: l’Industria 4.0 consente di migliorare l’efficienza dei processi e mantenere sotto controllo tutti i parametri aziendali, dalla produzione al magazzino: un tema a maggior ragione strategico considerando le criticità attuali legante all’andamento dei prezzi e alla disponibilità delle materie prime».
    Quale spinta potrà arrivare dai fondi PNRR?
«Su questo tema ci sono grandi aspettative perché il Paese dispone di una capacità di investimento mai vista prima d’ora e gli investimenti andranno realizzati in un orizzonte temporale tutto sommato molto stretto. Credo che sia fondamentale concentrare le risorse nella risoluzione dei grandi e cronici problemi che ci rendono difficile competere: le infrastrutture materiali e digitali, la valorizzazione della filiera dell’istruzione e formazione, la digitalizzazione e sburocratizzazione della PA. A questo aggiungiamo altri temi roventi come la transizione energetica e la sostenibilità ambientale della nostra manifattura. Dobbiamo fare il possibile per non sprecare queste risorse. Se devo fare una critica, ritengo sia stato previsto troppo poco per cercare di supportare le famiglie con l’obiettivo di contrastare il preoccupante calo demografico cui stiamo assistendo impotenti».