Raee domestici e professionali

Scarti elettrici e elettronici Solo il 38% finisce al recupero

By Athesis Studio

Dove va a fine oltre il 60 per cento dei rifiuti elettrici ed elettronici degli Italiani? Il nostro Paese, stando alle ultime rilevazioni del centro di coordinamento preposto a questo genere di scarti, raccoglie e avvia al recupero solo il 36,8 per cento dei rifiuti cosiddetti Raee. Un dato che dovrebbe far riflettere, dato per appurato che la gestione di questo tipo di materiale è parecchio delicata. I numeri non lasciano dubbi: gli impianti italiani che gestiscono i Raee domestici e professionali lo scorso anno hanno avviato a trattamento 478.817 tonnellate di rifiuti elettrici, in crescita del 3,20% sul 2019. Ma, nonostante questo aumento, il tasso di raccolta sull’immesso continua a calare (al 36,8% rispetto al 39,53% del 2019), allontanandosi dagli obiettivi europei (65%). Di fatto non è che i rifiuti Raee scompaiano senza lasciare traccia. Purtroppo, invece, è molto noto tra gli addetti ai lavori come questa tipologia di scarti trovi destinazioni improprie, che favoriscono con eccessiva facilità il trattamento economico a discapito di quello adeguato. In questo modo, però, il tasso di avvio al trattamento dei Raee in Italia si attesta su un valore di quasi 30 punti percentuali distante dal target che la Comunità europea ha assegnato agli stati membri. Scendendo nel dettaglio, le 478.817 tonnellate gestite dagli impianti che hanno effettuato la dichiarazione al Centro – 1.050 in tutta Italia, da quelli dediti al trattamento per il recupero delle materie prime a quelli che svolgono semplice attività di stoccaggio dei rifiuti – sono quasi tutte riconducibili a Raee domestici: poco più del 77% dei volumi complessivi, pari a 369.569 tonnellate. Quali sono i rifiuti tecnologici domestici più in crescita? Si va dai grandi bianchi, come lavatrici e lavastoviglie, che costituiscono il raggruppamento più significativo, all’elettronica di consumo, che registra l’incremento percentuale più elevato (+12,2%) rispetto al 2019, mentre quello delle sorgenti luminose, complice la situazione pandemica, conosce una battuta d’arresto (-31,59%). Mentre, però, il risultato dei Raee domestici è in crescita, un peggioramento si registra in ambito professionale. Ciò di cui si sente la mancanza nel decreto sono i raggruppamenti di Raee e la conseguente impossibilità di gestire correttamente la comunicazione sull’identificazione e sulla suddivisione dei rifiuti elettrici ed elettronici. Oltre all’assoluta mancanza di controlli sulla gestione illegale dei Raee da parte degli organismi preposti, atteggiamento che genera un impatto negativo sui risultati.