Dati incoraggianti da Ember

L'energia solare brilla nelle reti elettriche di tutta Europa

By Athesis Studio

Notizie incoraggianti da Ember, gruppo di esperti indipendenti sul clima e sull’energia, focalizzato sull’accelerazione della transizione globale: per la prima volta i pannelli solari hanno garantito il 10% della produzione di elettricità nell’Ue, per un totale di 39 TWh. L’energia del sole non ha mai brillato tanto nelle reti elettriche d’Europa. Un dato che lascia ben sperare, nell’ottica del raggiungimento di quel Green Deal auspicato da più parti. Eppure non sono solo notizie positive quelle che giungono dai ricercatori, visto che, tra i dati divulgati inerenti la produzione di energia nei mesi di giugno e luglio appena trascorsi, emerge come nel vecchio continente le centrali elettriche alimentate a carbone – il più inquinante e climalterante dei combustibili fossili – abbiano generato il 14% dell’elettricità europea (58 TWh). Rimane, dunque, ancora molta strada da percorrere per incentivare il pieno sviluppo di quella che sarà una delle principali fonti rinnovabili che alimenteranno il pianeta in un futuro. Per ora i numeri del comparto fotovoltaico sembrano andare nella giusta direzione. Sette paesi europei hanno generato oltre il 13% della loro elettricità dai pannelli solari nel giugno-luglio 2021 – Paesi Bassi (17%), Germania (17%), Spagna (16%), Grecia (13%) e Italia (13%) –, mentre sono otto gli Stati che hanno stabilito un nuovo record per il solare durante il picco estivo di quest’anno: Estonia, Germania, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Spagna. «Il costo dell’energia solare è crollato nell’ultimo decennio e stiamo assistendo ai primi segni della rivoluzione solare europea in paesi come la Spagna, i Paesi Bassi, l’Ungheria e persino la Polonia, ricca di carbone. Tuttavia – commenta Charles Moore da Ember – c’è ancora molta strada da fare prima che il solare fornisca più energia dei combustibili fossili, anche al culmine del sole estivo europeo». In Italia, ad esempio, i progressi compiuti su questo fronte negli ultimi anni sono ancora troppo lenti. Nel 2020, infatti, il Consumo finale lordo (Cfl) coperto da fonti rinnovabili, termiche elettriche e per i trasporti, è nuovamente diminuito: secondo le stime preliminari del Gse siamo passati da 21,9 a 21,5 milioni di Tep, tonnellate equivalenti di petrolio. In sostanza oscilliamo attorno ai 20 Mtep ormai dal 2012: ci siamo adagiati sulla situazione esistente, senza incentivare miglioramenti di sorta. Solo grazie alla riduzione dei consumi, nel 2020 la quota del Cfl soddisfatto dalle rinnovabili è arrivata al 20%, ma nel 2019 era al 18,2%. Questa percentuale, però, corrisponde più o meno alla metà di quello che, secondo la Commissione europea dovremmo arrivare a coprire in meno di un decennio. Si tratta della stessa Commissione europea che ritiene che la crescita annuale nel decennio 2020-2030 debba raddoppiare a 30 TWh per raggiungere i nuovi obiettivi climatici dell’Ue. Mentre, nella realtà, nel contesto europeo, per quanto riguarda il fotovoltaico, i 27 Paesi membri hanno aggiunto in media 14 TWh di generazione solare ogni anno. Ancora troppo pochi. Eppure, anche a livello economico, oggi risulta decisamente più conveniente (costa la metà) produrre elettricità da impianti solari nuovi rispetto che dalle centrali esistenti alimentate a carbone – ma anche a gas fossile – in Paesi come Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e anche in Italia: a livello globale il costo energetico livellato (Lcoe) per il solare fotovoltaico su scala industriale, infatti, è crollato da 381 dollari MWh nel 2010 a 57 dollari per MWh nel 2020. Nonostante questo, nel nostro Paese le rinnovabili riescono a coprire solo il 20% dei consumi energetici totali e il 38% di quelli elettrici, perché non ci sono abbastanza impianti per rinunciare ai combustibili fossili. Le istallazioni di nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili dal 2014 crescono col contagocce, frenate dal moltiplicarsi delle sindromi Nimby – non nel mio orticello - e Nimto – non durante il mio mandato elettorale – oltre che da una burocrazia snervante. Anche nel 2020 le nuove installazioni di impianti alimentati da fonti rinnovabili sono nuovamente scese vicino alla soglia di 1 GW – mentre l’Europa ne installava 30, il mondo 260 –, un dato molto lontano dagli almeno 7 GW che dovremmo realizzare ogni anno per rispettare gli obiettivi Ue al 2030.