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Italia in pole position verso gli obiettivi dell'Agenda ONU 2030

L’industria conciaria del Belpaese è in pole position, molto vicina a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall’Agenda ONU 2030. A dirlo è l’edizione 2020 del Report di Sostenibilità dell’industria conciaria nazionale, pubblicato da UNIC – Concerie Italiane. Come è stato raggiunto questo importante traguardo? Grazie a una forma di economia circolare, che produce materiali durevoli e riutilizzabili e aggiornata orientandosi sulla lunghezza d’onda del Green Deal Europeo, che si pone l’obiettivo di decarbonizzare l’area UE entro il 2050. Il report precisa che, dal punto di vista della sostenibilità sociale, il settore vanta una quota del 21,5% di occupazione femminile nonché un tasso di infortuni stabile su base annua, con un’incidenza del 25% di infortuni in itinere. Quanto alle performance ambientali, le elaborazioni UNIC ne confermano una continuità positiva rispetto agli ultimi anni, dato che la produzione di rifiuti per metro quadro di pelle è passata da 1,75 chili del 2019 a 1,65 chili rilevati dal report 2020. Il 75,4% di questi scarti, in ogni caso, è destinato al recupero. Molte, poi, le iniziative che si pongono l’obiettivo di sviluppare strumenti che rendano la filiera tracciabile e sicura. Uno tra questi si chiama Traceability of Sustainable Value Chains, creato in collaborazione con UNECE (cooperazione economica ONU) e ITC. Seguito dal progetto DCF Leather, che coinvolge l’ente di certificazione ICEC e alcuni partner internazionali. Lo scopo è garantire la provenienza delle pelli da fonti non correlate ad aree deforestate, dal Brasile ad altre aree di approvvigionamento rilevanti per il settore. Infine, nel 2020 si è conclusa la collaborazione di UNIC con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano per “mappare le normative a proposito del welfare animale nei principali mercati di approvvigionamento dell’industria conciaria italiana”.