L’indagine

I bisogni delle PMI per la ripresa

Il 2021 sarà l’anno della ripartenza, o quanto meno questo è l’auspicio condiviso da tutte le forze politiche, economiche e sociali. Ma quali son oi bisogni delle imprese, e in particolare delle PMI, affinché questa ripresa post-Covid possa concretizzarsi? Proprio questo è il tema dello studio condotto da Monitor Deloitte con Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, che suggerisce già nel sottotitolo una possibile chiave di lettura: “La crisi come opportunità per evolvere i paradigmi aziendali”. Per effetto della pandemia, circa il 60% ha subito un rallentamento e il 30% la sospensione totale delle attività durante il periodo di lock-down, con un peggioramento della gestione del capitale circolante a discapito della posizione finanziaria, e solo una parte residuale (25%) è riuscita a cogliere nuove opportunità derivanti dalla riconversione degli impianti per la produzione di prodotti "essenziali" (es. dispositivi di protezione individuale) o l’adozione di nuove iniziative di business, o ancora a beneficiare del fatto di operare in settori su cui il Covid-19 non ha prodotto impatti significativi. In questo contesto, sono tre gli ambiti sui quali le imprese dichiarano di concentrare i propri interventi per consolidarsi e accrescere la propria competitività, affrontando un mercato che inevitabilmente sarà profondamente cambiato. Il primo tema è la capacità di innovare: 6 aziende su 10 dichiarano di voler evolvere la propria strategia aziendale, andando a cercare nuovi bacini di Clienti da servire e provando a innovare per adiacenze, sviluppando nuovi prodotti. Contestualmente, 7 aziende su 10 hanno espresso la necessità di adeguare il modello operativo alle nuove esigenze dettate dal new-normal anche attraverso lo sviluppo di nuove competenze con formazione o assunzioni mirate. L’altro grande tema è l’internazionalizzazione, storicamente uno dei punti di forza del manifatturiero italiano, che però dovrà essere affrontato puntando sempre di più sulla capacità di diversificazione: per un’azienda su due la ripresa del business parte dai mercati esteri, e dichiara di voler ampliare la copertura geografica avviando un percorso di ingresso in mercati esteri di maggior interesse per cogliere a pieno le opportunità della ripresa anche oltre i confini nazionali ai fini di una riduzione del rischio di concentrazione di mercato Infine, la crisi ha accentuato la consapevolezza degli imprenditori circa l’importanza di rafforzare la solidità aziendale, sia in termini di dimensioni dell’impresa sia di dotazione patrimoniale: 9 aziende su 10 riconoscono la necessità di rafforzarsi sotto questo aspetto, prevalentemente ri-bilanciando la propria esposizione verso terzi, con un consolidamento dei debiti e l’implementazione di strategie di patrimonializzazione, anche attraverso operazioni straordinarie, per raggiungere la scala sufficiente per essere resilienti e competitive nel medio-lungo termine. In generale, alla luce del contesto straordinario che devono affrontare, le PMI italiane ritengono che per rimanere competitive dovranno probabilmente intervenire sul proprio modello di business, adeguando le strategie in termini di crescita e sviluppo del business, e conseguentemente rivedere il proprio modello operativo. Infatti, il 56% delle PMI crede di dover concentrarsi su una o più delle componenti della propria proposizione di business, agendo quindi sull’ampliamento/ revisione del bacino Clienti, sull’offerta e sui canali di vendita utilizzati, sulle fasi di approvvigionamento e produzione della “supply chain”, al fine di incrementare il valore percepito dal mercato attraverso i propri prodotti/ servizi. Nel fare ciò, le aziende intendono innovare in ambiti adiacenti all’attuale campo di azione. Più di 6 aziende su 10 dichiarano di voler ricercare nuovi bacini di clientela a cui indirizzare i propri prodotti/ servizi o nicchie di mercato sotto-servite per ampliare la propria customer base. Circa 6 aziende su 10, invece, intendono agire sulla propria gamma di prodotti e servizi offerti, sia attraverso la creazione di nuove linee di prodotto coerenti con le preferenze e abitudini di consumo dei clienti che si stanno affermando, sia investendo in nuove tecnologie di prodotto (in questo caso il numero si riduce leggermente, con 5 aziende su 10 interessate all’innovazione di prodotto in tal senso).