IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA

«La vera sfida sarà la crescita a partire dall'anno prossimo»

«Si aprono opportunità per l'Italia che nel 2022 potrebbe giocare un ruolo fondamentale nelle decisioni delle politiche europee»

Eletto a maggio dello scorso anno, Carlo Bonomi ha attraversato da presidente di Confindustria tutta la via crucis della pandemia: l'ultima parte del lockdown, le riaperture dell'estate 2020, la seconda ondata, le emergenze economiche e sociali, l'arrivo dei vaccini, il green pass per tornare alla normalità e al lavoro, provvedimento sostenuto fin dall'inizio da Confindustria. Gli è toccato in sorte di fare il presidente nei sedici mesi che hanno cambiato il mondo, ma il Carlo Bonomi che arriva all'assemblea degli Industriali vicentini, in quest'inizio d'autunno 2021, sembra finalmente più disteso. Sarà il colpo d'immagine (e anche di sostanza) messo a segno appena qualche giorno prima all'assemblea nazionale di Roma con il presidente del consiglio Draghi applaudito a scena aperta sia per la sua sola presenza sia per il suo intervento suonato come musica per le orecchie degli imprenditori italiani. O sarà anche la possibilità di commentare finalmente una ripresa reale dell'economia italiana, con questo dato che ormai è stato rilanciato da tutti: +6% di crescita del Pil nel 2021. C'è da considerare da che sprofondo si arrivava, Bonomi l'ha detto, ma intanto si sono già recuperati i due terzi del Pil perso nell'anno nero della pandemia.

Il 2022 sarà cruciale «Eravamo sicuri della forza delle nostre imprese, però la vera sfida sarà la crescita a partire dal 2022, che dev'essere solida e duratura per far fronte a un debito emergenziale molto importante, che abbiamo contratto come paese». E quello che inizierà tra tre mesi sarà un anno per molti aspetti cruciale. Con qualche possibile turbolenza in arrivo: non soltanto per gli scenari politici nuovi che si stanno disegnando in Germania, ma anche per le elezioni presidenziali in Francia. «Si aprono in ogni caso delle opportunità per l'Italia - ha osservato Bonomi -. Anche grazie all'autorevolezza del presidente Draghi, il nostro paese potrebbe giocare un ruolo fondamentale nelle decisioni delle politiche europee. Nel 2022 dobbiamo affrontare il rinnovo del Patto di stabilità, le politiche di intervento della Bce e la definizione del quadro degli aiuti di stato: tre temi che impatteranno in maniera importante sulle dinamiche di crescita del paese. Avere la possibilità di svolgere un ruolo di leadership in Europa, dunque, diventa decisivo».

Una svolta nazionale Motivo in più per guardare avanti, non sul breve orizzonte, ma su quello lungo. «Questo paese o inizia un percorso ventennale di cambiamento, oppure vedremo scendere sempre più la crescita». Bonomi rivendica alle imprese la capacità di farlo, ma è alla politica ovviamente che il messaggio è lanciato. «Nelle nostre aziende pensiamo a come saremo tra vent'anni. Noi traguardiamo il 2030. Per questo l'anno scorso ho lanciato un Patto per l'Italia, ma non fummo ascoltati. Non ci rivolgevamo solo alla politica, ma anche alle forse sociali, ai sindacati, al terzo settore, alle professioni, alla cultura. Perché eravamo sicuri che la nostra manifattura ce l'avrebbe fatta. C'è bisogno di uno sforzo di tutti per uscire da questa crisi. Vogliamo progettare una grande svolta nazionale, superando ruggini consolidate, antagonismi storici e pregiudizi costituiti. È urgente fare le riforme che il paese aspetta da trent'anni. Nessuno può chiamarsi fuori». Oggi le risorse ci sono, dice Bonomi. Quelle che non ci sono più sono le scuse per restare al palo. . © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Tomasoni