L’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA VICENZA

L’impresa cerca occhi giovani

«La scommessa per crescere insieme - ha detto la presidente Dalla Vecchia - è offrire ai nostri ragazzi il futuro che meritano»

"Occhi di ragazza, se vi guardo vedo i sogni che farò", cantava ormai cinquant'anni fa Gianni Morandi. E ce ne sono dieci, di occhi, nell'immagine che campeggia sul maxischermo che domina il palco dell'assemblea generale di Confindustria Vicenza. Sei occhi di ragazza e quattro di ragazzo. Un'immagine fresca e colorata, fatta a strati come una torta. Ogni strato mostra soltanto gli occhi, e dunque lo sguardo, di cinque giovani che fissano l'obiettivo del fotografo con tutte le aspettative e i sogni, appunto, della loro età. È da quegli occhi che gli Industriali vicentini hanno pensato di partire per l'assemblea del "dopo pandemia" e del futuro che verrà. Gli occhi dei giovani della Generazione Zeta, quella nata dopo lo scoccare del nuovo millennio. I ventenni o poco più, insomma, che alle già numerose incertezze del loro tempo hanno dovuto aggiungere quelle causate da questo anno e mezzo di scombussolamento totale, di restrizioni, di relazioni a distanza e di lezioni virtuali. Giovani che - ecco il problema più grande - sempre più spesso hanno in mente di andarsene altrove, prima o poi, e in molti casi poi lo fanno, se ne vanno a lavorare e a vivere all'estero. Giovani che, invece, bisogna trovare il modo di trattenere e di valorizzare qui, perché sono necessari come il pane per una società che vuole continuare a crescere. Su questi temi Laura Dalla Vecchia ha voluto imbastire la sua prima assemblea da presidente di Confindustria Vicenza, nella convinzione che una società prospera fin quando è in grado di rigenerarsi, di garantire un equilibrato passaggio di testimone tra le generazioni. Una società cresce quando i padri possono offrire ai figli opportunità di realizzazione e progetti di vita migliori di quelli che essi stessi avevano ricevuto dai loro padri. È questa la scommessa che sta davanti alle imprese come alla società tutta: offrire ai giovani il futuro che meritano. Per non costringerli ad andare a cercarlo altrove. Per non perdere, insieme a loro, anche le chance di crescita del territorio e delle imprese. C'è bisogno di menti aperte e innovative, che portino idee e visioni nuove, pronte a cogliere lo spirito di questo tempo di trasformazione. In una parola, c'è bisogno dei giovani. La sfida, pertanto, diventa quella di offrire loro la possibilità di fare una scelta diversa dal partire per non tornare. Un impegno da sviluppare tutti insieme, dice Dalla Vecchia. Cioè con un Patto che chiami in causa non soltanto le imprese, ma la società nel suo complesso. Perché viviamo una realtà in così forte cambiamento che oggi più che mai la competitività di un territorio si gioca sulla capacità di non perdere i propri giovani e magari di chiamarne altri da fuori. Bisogna diventare attrattivi a tutto tondo, insomma. La competitività del territorio favorisce quella delle imprese e viceversa. Tutto si tiene. Adesso la partita si gioca nel lavorare in squadra per assicurare l'una e l'altra. Perciò serve dialogare con i giovani e dare risposta alle loro aspettative professionali e di vita. Altrimenti i loro occhi andranno a guardare e a sognare il futuro da qualche altra parte.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Tomasoni