GIOVANNI DOLCETTA CAPUZZO

«L'export ha già superato i livelli pre-Covid»

«Il primo semestre è stato positivo, ma la carenza di materie prime e la difficoltà di approvvigionamento diventano adesso un limite potenziale alla crescita»

Scorza dura, quella dell'export vicentino. L'anno scorso ha pagato, com'era inevitabile, gli effetti dei lockdown globali e della pandemia, ma in questa prima metà del 2021 non soltanto ha rialzato la testa e ripreso a crescere, ma ha addirittura già superato i risultati ottenuti nel 2019, ovvero prima del Covid. Un dato su tutti: tra aprile e giugno in provincia si è arrivati a registrare un +9,9% rispetto ai livelli di export dello stesso periodo di due anni fa, mentre allargando il confronto ai primi sei mesi l'aumento si attesta al 6,9%. Tanto, in tutti i casi. Giovanni Dolcetta Capuzzo, vicepresidente di Confindustria Vicenza con la delega all'internazionalizzazione, osserva i dati con evidente soddisfazione, ma non evita di sottolineare anche alcuni aspetti che rimangono potenzialmente critici.

Qual è il quadro della situazione dell'export berico al "giro di boa" di metà anno?
Le esportazioni sono tornate a trainare il nostro tessuto produttivo. I paesi che hanno fatto segnare i maggiori aumenti sono, nell'ordine, la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti e la Francia. Certo, guardando ai settori merceologici il quadro non è omogeneo per tutti: ce ne sono alcuni che sono andati molto bene e altri che hanno sofferto anche in maniera importante. Tra i primi c'è la gioielleria, dove peraltro ha giocato un ruolo anche il costo delle materie prime, e poi le calzature e la metalmeccanica in generale. Tra i settori che non sono andati bene c'è la filiera dell'automotive, che sta vivendo una crisi dovuta all'aumento dei costi delle materie prime e alla scarsa disponibilità dei semilavorati come conduttori e chip, problemi trasversali che possono portare a una frenata della crescita.

Una ripresa dell'export che supera anche i numeri pre-Covid resta un risultato notevole. C'è stata dunque da parte del tessuto produttivo la reazione che vi aspettavate?
Direi che i risultati sono stati anche superiori a quelli che ci si poteva aspettare. Raggiungere e superare i livelli del 2019 già in questa prima metà dell'anno non era affatto scontato, il bilancio dunque è migliore delle aspettative. Si tratta di vedere se queste performance continueranno su questi ritmi.

Nel senso che l'aumento dei prezzi delle materie prime a livello mondiale, a cui accennava poco fa, potrebbe portare dei problemi?
Sì, da un lato siamo molto contenti dei dati positivi che arrivano dalle esportazioni, ma dall'altro vogliamo anche essere realisti e dire che davanti a noi ci sono delle nuvole nere che potrebbero rallentare questa crescita. Non c'è dubbio che la carenza di materie prime e la difficoltà di approvvigionamento diventano un limite potenziale alla crescita. Vediamo che tipo di aiuti il governo vorrà dare, magari settorializzati. Ci sono comparti, come quello delle costruzioni che pure è in un momento positivo, dove l'impatto dei costi delle materie prime comporta un serio punto di domanda per il futuro. Qui il governo sta lavorando - e confidiamo che lo faccia in modo efficace - a creare condizioni per le quali, se non altro negli appalti pubblici, ci possano essere revisioni dei prezzi sulla base dell'aumento delle materie prime. Questa attenzione da parte del governo va riservata anche ad altri settori, come appunto quello della filiera dell'automotive, perché mentre le case automobilistiche non vanno così male grazie agli ingenti aiuti comunitari per la produzione dei veicoli elettrici, a risentirne in maniera drammatica sono le aziende che fanno componentistica. E siccome nel nostro territorio ce ne sono molte, ci sono diverse aziende che ci segnalano di trovarsi in grande difficoltà.

Già nei mesi scorsi lei aveva avuto modo di rilevare anche una delle conseguenze più pesanti che il Covid ha prodotto sulla vita delle aziende: la difficoltà, o in molti casi la vera e propria impossibilità, di fare viaggi di lavoro, spesso essenziali per chi fa affari. Sotto questo profilo non cambia ancora niente?
Purtroppo no, a oggi non possiamo dire che questo problema si sia risolto; magari in certi casi c'è stato qualche miglioramento, ad esempio la Cina adesso accetta anche voli con scalo dall'Italia, però sono ancora molto pochi. Rimane insomma molto difficile viaggiare sia in Cina che negli Stati Uniti, mercati importantissimi per le nostre aziende, dove in molti casi si hanno non soltanto clienti, ma anche unità produttive e stabilimenti. Poi dipende dalle necessità del viaggio: magari quelli commerciali possono essere sostituiti da incontri online e fiere digitali, ma là dove ci sono stabilimenti da presidiare e assistenza da prestare diventa un problema non poter recarsi sul posto. Il tema, pertanto, rimane complicato e attuale.

A vedere i dati, comunque, la presenza delle imprese vicentine nel mondo appare più solida che mai...
Assolutamente sì, anche nel confronto con gli altri territori confermiamo un ruolo molto rilevante, rimanendo sempre tra le tre province italiane per export pro capite, quasi a pari merito con Torino.

Come area internazionalizzazione di Confindustria Vicenza, c'è una particolare priorità sulla quale intendete muovervi nei prossimi mesi?
Un tema importante riguarda la volontà di mettere sempre più in contatto tra di loro gli imprenditori vicentini che lavorano sui mercati mondiali, in modo che si possa sviluppare una forma di network di contatti diretti, che consentano di scambiarsi informazioni, esperienze, consigli, idee, soluzioni. Di aiutarsi a vicenda, insomma. Per chi deve aprire uno stabilimento in un paese estero, specialmente se si tratta di un mercato particolarmente complesso, diventa molto utile poter parlare e confrontarsi con un imprenditore che in quel paese ci è già stato e può dargli dei suggerimenti utili. Che possono essere anche molto semplici e riguardare ad esempio gli avvocati che lo hanno assistito per le pratiche di avvio dello stabilimento, la logistica del paese...

Una rete di rapporti che va oltre il ruolo che svolgono l'ambasciata o l'ufficio Ice di turno?
Intendiamoci, sono certamente utili anche le indicazioni più formali e istituzionali che può dare l'ambasciata o l'Ice, ma parlare con propri colleghi che hanno già fatto esperienza diretta in quel tal mercati è sempre molto utile, perché spesso i problemi che si incontrano quando si fa export sono gli stessi per tutti e se uno li ha già affrontati direttamente può dare consigli molto utili. Se si riesce a creare questa connessione in modo che un'azienda possa beneficiare dell'esperienza delle altre, credo che sarebbe una cosa molto utile e pratica.

Durante l'assemblea dell'associazione è stato sottolineato come i giovani considerino più attrattivi i posti di lavoro che consentono di fare esperienze all'estero. Da questo punto di vista le imprese vicentine sono già piuttosto attrezzate...
Non c'è dubbio che se un territorio diventa più attrattivo per i giovani, ne guadagna anche la competitività delle imprese. Sappiamo che un possibile elemento di attrattività delle nostre aziende nei confronti delle nuove generazioni è proprio la tradizionale propensione all'export e il conseguente fatto di essere presenti un po' in tutto il mondo. Per i giovani questo è un fattore importante, un aspetto che li coinvolge molto perché consente anche un arricchimento culturale, oltre che professionale. Chi viene a lavorare nelle nostre aziende ha la possibilità di viaggiare, vedere paesi nuovi, fare esperienze diverse.. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Tomasoni