21 ottobre 2019

Veneto

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19.05.2019

«Senza l’autonomia lo Stato va alla deriva»

Gabriella Centomo, Roberta Albiero, il prof. Andrea Giovanardi e Adriano Marchetto presidente di “Economia, moneta e società”
Gabriella Centomo, Roberta Albiero, il prof. Andrea Giovanardi e Adriano Marchetto presidente di “Economia, moneta e società”

«Il clima politico è incandescente», specie ora in campagna elettorale. Ma «il ministro Erika Stefani si è impegnata a riportare la bozza dell’autonomia in Consiglio dei ministri, come aveva già fatto. E anche a esser pessimisti vi faccio notare che aver fatto giungere per due volte in Consiglio una modifica storica degli assetti istituzionali italiani che oggi danneggiano questo Paese, perché questa è la realtà dei numeri, è già una buona notizia. Comunque vada questa vicenda, venisse pure tutto bloccato, vi dico che non saremo più quelli di prima di iniziare questa battaglia. Ci sono consapevolezze: l’autonomia prima o poi emergerà. Perché se tutto resta così, andiamo certamente alla deriva». È uno scroscio di applausi quello che saluta la relazione del prof. Andrea Giovanardi nella sede dell’Ordine dei commercialisti vicentini, ospite del gruppo “Economia, moneta e società”. Il pubblico è fatto da professionisti esperti (alcuni anche impegnati in politica) che vogliono capire la situazione della trattativa da chi la vive: il noto tributarista vicentino, docente all’Università di Trento, è nella “Delegazione trattante” costituita dal governatore Luca Zaia dopo i 2,3 milioni di “sì” al referendum del 2017. E il presidente del gruppo, Adriano Marchetto, ricorda subito che l’autonomia per il Veneto è anche una battaglia contro la grande ingiustizia che fu compiuta dallo Stato nel ’78 con i decreti che spartirono le risorse tra regioni in base alla “spesa storica”: chi più aveva speso ha avuto di più, chi aveva risparmiare no. «ATTACCHI VERGOGNOSI». Gli stessi commercialisti berici, sottolinea Marchetto, vedono che la battaglia è durissima: documenti di costituzionalisti, dichiarazioni politiche sbarrano ogni giorno la strada al tentativo di giungere a un primo patto Stato-Regioni sull’autonomia. «Vi stupite - riprende anche Giovanardi - di vedere dichiarazioni vergognose? Mi è capitato di leggere su un giornale del Meridione ben tre pagine di un autorevole ex presidente di Corte costituzionale che ha definito a caratteri cubitali la richiesta di autonomia di Veneto, Lombardia e altre Regioni “colpo di stato”, “golpe”, “secessione” (è Giuseppe Tesauro sul “Quotidiano del Sud” , ndr). Altri come il presidente di Svimez (Associazione sviluppo Mezzogiorno) che di definisce “golpisti”. Ma anche se queste affermazioni sui giornali vengono da autorevoli fonti, direi da veri “giganti” del diritto, rispondiamo tranquillamente che sbagliano: questo non è un colpo di Stato, non è la secessione dei ricchi, le nostre argomentazioni non sono certo “spazzatura giuridica” e certo non c’è bisogno di fermare tutto per creare “commissioni di studio”. Alla fine tutti criticano un dato di fatto indiscutibile: è la Costituzione a sancire che l’autonomia differenziata è realizzabile». LA BOZZA. Come aveva già fatto in commissione bicamerale “Questioni regionali”, Giovanardi in un’ora di intervento disegna il prezioso lavoro compiuto per disegnare l’autonomia del Veneto (e Lombardia: è stato fatto assieme) sul fronte finanziario: richiesta di tutte e 23 le nuove funzioni possibili, passaggio delle relative risorse alla Regione tramite una “compartecipazione” di tasse versate dal territorio (Irpef e forse altre) all’inizio in modo che corrispondano alla stessa cifra di “spesa storica” cui fa fronte lo Stato oggi, poi con il passaggio invece alla distribuzione delle risorse calcolate determinando i “fabbisogni standard” validi in tutta Italia per ogni funzione. Ovvio che se poi il Pil cresce e i veneti versano più Irpef, alla Regione resta più del previsto grazie alla compartecipazione (ad esempio il 10-20% di Irpef), ma quell’aumento di incasso va ancora di più allo Stato (80-90% di Irpef) per cui Roma non ci rimette affatto. Sottolinea anche che c’è un problema: se lo Stato ad esempio applicasse la “flat tax” tagliando l’Irpef, la Regione dovrebbe avere una norma che la tutela perché non rimanga senza le risorse da “compartecipazione” che sono essenziali per garantire funzioni e servizi. E Giovanardi peraltro ribadisce con forza un concetto base che chi critica l’autonomia fa finta di non considerare: oggi, anche senza autonomia, sono proprio Veneto, Lombardia ed Emilia a versare più tasse di quello che poi torna al territorio (fino al 10% del Pil). Ma riescono comunque a non andare in deficit, mentre altre Regioni che prendono più di quello che versano registrano comunque conti in rosso, e il bilancio dello Stato accumula deficit. La morale è chiara: è proprio senza l’autonomia, che costringe tutti a più responsabilità nella gestione dei soldi, che l’Italia rischia di scivolare sempre più nel “profondo rosso”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piero Erle
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