16 luglio 2019

Veneto

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15.02.2019 Tags: Rapine in ville, quattro arresti

Furti in ville
Intera famiglia
in manette

PADOVA. I carabinieri di Este, coadiuvati da unità del Nucleo Carabinieri Cinofili di Torreglia e da militari dei comandi dell’Arma competenti per territorio, hanno smantellato un'intera famiglia di rom stanziali nella bassa padovana che, aiutati da altri indagati a cui è stata notificata la misura dell’obbligo di dimora, compivano furti in ville e appartamenti. Agivano in modo sistematico: procedevano a ricognizioni preliminari, lunghi sopralluoghi e se le abitazioni erano prive di sistemi di allarme, di sicurezza passiva e soprattutto di cani, vi entravano con cacciaviti e piedi di porco. Numerosi furti in abitazione commessi nelle province di Padova, Venezia, Vicenza, Rovigo e Lucca. (IL VIDEO) 

 

In manette sono finiti i coniugi Marko Bosjak e Luisa Braidich, 51 e 56 anni, e i figli Enthony e Roberto di 26 e 23 anni, tutti residenti a Borgo Veneto (Padova). I quattro sono attualmente in carcere a Rovigo e Verona. Il tribunale ha invece disposto l'obbligo di dimora per J.D., 25 anni, e J.R., 20 anni, entrambi di Corte Franca (Brescia), e F.P., 64 anni di Ardesio (Bergamo), tutti rom.

 

Almeno 14 i colpi attribuiti alla banda tra aprile e ottobre, tra cui due a Bassano del Grappa, uno a Camisano Vicentino e uno a Sandrigo

 

I carabinieri hanno accertato che il gruppo utilizzava per gli spostamenti autovetture cambiate con frequenza, intestate ad un prestanome che è risultato proprietario di un vero e proprio "parco auto" utilizzato sia dalla famiglia croata che da altre persone di etnia rom. Gli indagati raggiungevano località lontane, fuori provincia, effettuando prima dei sopralluoghi e mettendo poi a segno i furti all'imbrunire. La scelta degli obiettivi ricadeva perlopiù nelle zone residenziali, prediligendo case singole e villette, prive di sistemi di allarme, prive di cani e senza sistemi di difesa passiva. I ladri, che agivano in orari diurni o serali ed in assenza dei proprietari si introducevano nella abitazioni previa effrazione di porte o finestre attraverso l’uso di grossi cacciaviti o “piedi di porco”. La refurtiva recuperata dagli investigatori ammonta a circa 170 mila euro, tra monili, denaro e armi da fuoco

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