07 agosto 2020

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11.10.2019

Caso Pfas, la prima udienza slitta: 11 novembre

Il giudice Roberto Venditti
Il giudice Roberto Venditti

La prima udienza preliminare in cui il giudice Roberto Venditti verrà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura nei confronti di dieci persone accusate di disastro innominato e avvelenamento delle acque in relazione al caso dei Pfas slitterà a lunedì 11 novembre. Inizialmente il gup aveva fissato la preliminare lunedì 21 ottobre, ma proprio quel giorno inizia l’astensione (che durerà sino a venerdì 25) degli avvocati penalisti. Da qui la necessità di spostare il procedimento di tre settimane. I pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner hanno chiesto il processo per il manager giapponese Maki Hosoda, 53 anni, residente a Milano e difeso dagli avvocati Giovanni Lageard e Francesco Puntillo. Con lui anche i tedesco-lussemburghesi di Icig Patrick Hendrik Schnitzer, 61, Achim Georg Hannes Riemann, 65, difesi dall’avvocato Gianpietro Gastaldello; Alexander Nicolaas Smit, 75, assistito dall’avvocato Salvatore Scuto; l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn, 62, di Milano, con i manager Luigi Guarracino, 62 anni, di Alessandria, Mario Fabris, 56, di Fontaniva, Davide Drusian, 44, di Marano, Mauro Cognolato, 46, di Stra, e Mario Mistrorigo, 67, di Arzignano, tutti difesi dall’avvocato Novelio Furin. Dopo quello relativo al crac della Banca popolare di Vicenza; il processo Pfas è destinato a far registrare altri numeri “monstre” specie per le parti civili. Tra le costituzioni, in vista di chiedere un eventuale risarcimento danni, anche la Provincia di Vicenza. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente Rucco aveva dato disposizione all’Ufficio legale dell’ente di Palazzo Nievo di preparare l’istanza di costituzione di parte civile nel processo che si aprirà con la prima udienza preliminare. Se il gup opterà per il rinvio a giudizio, il dibattimento si svolgerà davanti alla Corte di Assise che finora a Vicenza è stata convocata esclusivamente per fatti di sangue. I due sostituti procuratori De Munari e Blattner ai dieci imputati hanno infatti contestato non solo il reato di disastro ambientale ma anche l’articolo 439 del codice penale, ovvero il reato di avvelenamento di acque o di sostanze alimentari. Che recita: «Chiunque avvelena acque o sostanze destinate alla alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni». Un delitto di competenza della Corte di Assise proprio per l’eccezionale gravità delle pene previste. Un reato tra l’altro raramente contestato dopo l’entrata del codice penale del 1930. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini
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