11 agosto 2020

Veneto

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17.06.2010

Brunetta torna a Venezia da capo della legge speciale


 Il ministro Renato Brunetta
Il ministro Renato Brunetta

VENEZIA
Era uscito dalla porta ma rientra dalla finestra. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, con Venezia ha un conto in sospeso. E ci riprova, questa volta in veste di delegato dal Governo per riformare la legge speciale. Il finanziamento straordinario, il polmone d'acciaio attraverso il quale la città lagunare riesce a respirare e a realizzare grande parte delle sue opere di salvaguardia. Brunetta quando correva da candidato sindaco aveva promesso miliardi a Venezia, il risultato delle urne gli ha preferito Giorgio Orsoni. Ma adesso a Venezia ci ritorna, e con un blasone inattaccabile, quello dell'interlocuzione diretta con il sindaco. «ferme restando le competenze delle Amministrazioni statali, delle Regioni e degli enti locali», riporta il decreto del premier Berlusconi, al ministro sono assegnate «le funzioni di impulso, promozione e coordinamento delle iniziative legislative dirette a modificare la normativa vigente in materia di salvaguardia di Venezia e della sua laguna».
Orsoni non si scompone e con aplomb anglosassone dichiara di voler accogliere «a braccia aperte chiunque voglia aiutare Venezia» e rivolge il suo «benvenuto a Brunetta che, essendo veneziano, capisce perfettamente le esigenze della città». Detto fatto: lunedì prossimo Orsoni ha fatto sapere che incontrerà il ministro Brunetta a Ca' Farsetti.
Intanto, il primo cittadino di Venezia non ha certo perso tempo. E a proposito di legge speciale, si è recato a Roma nei giorni scorsi per incontrare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, al quale ha sottoposto la questione fondi che Venezia sta ancora attendendo. «Ammonta a oltre 42 milioni di euro il finanziamento già erogato dalla Legge Speciale. Se poi arrivano anche i finanziamenti promessi da Brunetta - osserva - ancora meglio».
Il ministro "fantuttone" deve ancora mettere piede in laguna e già si scatena la polemica. È Massimo Donadi dell'Italia dei Valori a dare fuoco alle polveri. «La creazione della figura del plenipotenziario per Venezia è di una gravità estrema. Il governo sta tentando di commissariare la città e si inventa una sorta di "antisindaco"». Il parlamentare padovano ci va giù pesante e aggiunge: «È evidente a tutti il tentativo di togliere spazio di manovra all'amministrazione scelta con chiarezza dai cittadini». Dall'opposizione si leva il sospetto che dopo la nomina di Vittorio Sgarbi al Polo Museale, arrivi un altro sgambetto. L'Idv per coerenza chiede un passo indietro da parte del ministro dell'Innovazione, «un gesto di rispetto per la sua città e di correttezza e sensibilità, quella sensibilità che il governo non ha avuto nei confronti di Venezia e dei veneziani». E la guerra per Venezia è appena cominciata. A.B.

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