14 dicembre 2019

Veneto

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17.11.2019

È il livello-base del mare che si è rialzato: +35 cm

Un’immagine dal satellite della Laguna di Venezia, con la città storica e l’area di Marghera e Mestre
Un’immagine dal satellite della Laguna di Venezia, con la città storica e l’area di Marghera e Mestre

Tre volte sopra i 150 centimetri in meno di una settimana. Se le previsioni saranno confermate, oggi Venezia toccherà un record storico di picco di allagamenti mai visti in tutta la sua storia. Ma la spiegazione di tutto questo non sta solo nell’incrocio pericoloso tra elementi meteo. Sono passati appena 20 giorni da quando il Comune veneziano ha rivelato un dato che spiega molte cose: è il livello medio del mare che è salito, ed è chiaro a tutti che se l’Adriatico è “più piena” del solito si possono tranquillamente moltiplicare gli episodi negativi per cui, l’acqua supera i bordi e allaga città e isole della Laguna. Il livello “zero” del medio del mare a Venezia - quello che oggi potrebbe essere di nuovo superato di ben 160 centimetri - fu fissato a Punta della salute nel 1870, cioè appena due anni prima che la marea segnasse il record storico: due superamenti di 150 centimetri nello stesso anno. Un record che oggi verrà polverizzato, purtroppo: tre, in una settimana. LA QUOTA “ZERO” ADESSO È +35. Ma la verità è che quella “quota zero” non c’è più. Una quindicina di anni fa il “livello medio” del mare a Venezia era in realtà non più zero ma “18 centimetri”: +18 in oltre 130 anni di storia. Ma quello che fa impressione è che poi c’è stata enorme un’accelerazione. Ora gli esperti hanno fissato che la “quota zero” è diventata il doppio: +35 centimetri. Tanto che il responsabile del Centro maree, Alvise Papa, appena tre settimane fa preavvisava: «L’impatto dell’innalzamento sulla città è sempre più serio e i fenomeni tipici producono conseguenze sempre più devastanti». Purtroppo è realtà. Un anno fa solo il ritardo dell’ingresso del vento in laguna aveva evitato che la marea si fermasse a quota 156, ma i calcoli dissero che se il vento avesse anticipato di 6-7 ore la marea avrebbe toccato l’incredibile quota 216 centimetri. Il disastro totale. Lunedì sera, come hanno segnalato le autorità tra cui il sindaco Luigi Brugnaro, il vento invece è arrivato prima, ed è stato ben peggio: 187 centimetri. Il Comune si è dotato del nuovo “Piano integrato degli interventi in caso di alta e bassa marea”, e il disastro di lunedì è stato contenuto in parte anche grazie alla reazione delle istituzioni. Venezia però vuole sia resa operativa l’attribuzione alla Città Metropolitana, avvenuta da 4 anni ma solo sulla carta, delle competenze del Magistrato alle Acque (su tutta la Laguna), prevista dal 2015 e mai attuata. E come noto chiede il coinvolgimento della città anche nella gestione del Mose. Anche perché l’innalzamento del mare non si fermerà. IL MEDITERRANEO SALE. È stata la Federlogistica-Conftrasporto, a un convegno di Confcommercio nazionale, a spiegare i dati elaborati da Enea (Agenzia nazionale per nuove tecnologie, energia e sviluppo economico) sul fenomeno di cui tutto il mondo parla: l’innalzamento dei mari. Il livello del Mediterraneo si sta infatti innalzando velocemente, come dimostrano gli stessi dati diffusi su Venezia, a causa del riscaldamento globale. E l’allerta è generale: Venezia e tutto il litorale nord dell’Adriatico rischiano di vedere finire sotto acqua ampie aree di sosta entro 80 anni. In generale, ha valutato Enea, migliaia di chilometri quadrati di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento: finirebbe sotto acqua un’area vasta come la Liguria. Entro la fine del secolo, stima Enea, l’innalzamento del mare lungo le coste italiane potrebbe essere tra 0,94 e 1,03 metri. Ma potrebbe anche arrivare a 1,30-1,45 metri. In totale sono 40 le aree costiere a rischio inondazione. Ma quella più vasta è proprio l’area dell’Adriatico del nord tra Trieste, Venezia e Ravenna: 246 chilometri di costa in pericolo, con ben 5.451 chilometri quadri di area oggi scoperta che rischiano di finire sotto. Per il porto di Venezia, in particolare, l’innalzamento stimato del livello dell’acqua è di +1,06 metri: è il più alto rispetto ad altri porti come Napoli, Cagliari, Palermo. Anche Trieste sta un pochino più sotto: +0,98 metri. Ma non c’è solo questo. C’è anche da tenere conto del cosiddetto effetto “storm surge”, cioè “ondata di tempesta”, un mix di bassa pressione, di onde di mare e di vento forte. La valutazione del possibile effetto di questo è variabile da zona a zona, in base alle singole caratteristiche della costa. È stato però determinato che «in particolari condizioni lo “storm surge” determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro». Per Venezia significa quindi il rischio che nel 2100 il mare salga di oltre 2 metri di altezza in più. «L’assoluta miopia con cui le istituzioni italiane stanno sottovalutando gli effetti del cambiamento climatico sul mare e sulle coste è sconvolgente», dice Luigi Merlo presidente di Federlogistica-Conftrasporto: «Ciò che è avvenuto a Venezia è purtroppo l’ennesima dimostrazione della escalation che ci aspetta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piero Erle
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