22 agosto 2019

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03.07.2019

80 candeline. «E forza Lane»

Mondiali del 1962 in Cile: Angelo Benedicto Sormani in maglia azzurra nella partita contro la Svizzera
Mondiali del 1962 in Cile: Angelo Benedicto Sormani in maglia azzurra nella partita contro la Svizzera

Auguri Sormani! Come festeggerà il suo ottantesimo compleanno, che cade proprio oggi? «A casa con i miei famigliari, perchè ho subito due interventi alla colonna vertebrale e sono ancora convalescente. Sono vecchio nel fisico ma non di spirito, eh, mi raccomando. Festeggerò a Roma, dove vivo con mia moglie Julieta, due figli ed i nipotini. Anche Dodo, che allena in Danimarca, viene spesso qui da noi». In una celebre intervista a Gianni Minà girata tra Monte Berico e Piazza dei Signori in un giorno di mercato, lei disse che a Vicenza c'era il miglior pubblico d'Italia in una piazza ideale. Che si viveva bene senza lo stress della grande città. Lo ha ribadito anche nell'autobiografia “Io sono il pallone” scritta con sua nuora Martina Bonichi. «Era proprio così. Finita l'esperienza con la maglia della Fiorentina, stavo per tornare in Brasile, ma il presidente Farina mi convinse ad accettare il trasferimento e Vicenza cambiò completamente la mia vita. Arrivai convinto della bontà della scelta, sapevo che mi sarei trovato bene e trovai un piccolo paradiso a fine carriera. Un ambiente sano e senza pressioni dl alcun tipo. Ho avuto un rapporto meraviglioso con la gente, a modo suo anche con Farina, anche se i tifosi contestavano la sua gestione. Il presidente mi invitava pure a caccia nella sua tenuta. Ricordo i tre scalini per arrivare in campo e la villa meravigliosa dove abitavamo appena fuori città. Pensi che mia figlia Amanda è nata a Vicenza». Nel primo anno con la maglia biancorossa i suoi gol contro il Napoli e l'Inter su punizione furono decisivi per la salvezza del Lanerossi. «Siccome ero vecchio, dovevo cominciare ad essere furbo, usando più il cervello della velocità. Contro il Napoli l'arbitro Toselli concesse una punizione dal limite, Juliano si posizionò di fronte a me ma io mi spostai sulla sinistra e calciai di sorpresa, ingannando il portiere Carmignani». Ci sono altri aneddoti che le tornano alla mente? «C'era un gruppo di tifosi che si metteva dietro alla porta con un barilotto di vino come tamburo. Finita la partita, che avevamo perso, ci fu una piccola contestazione, ma appena mi videro mi invitarono a bere un bicchiere di vino preso da quel barile con loro». La leggenda dell'aspirina nella Coca Cola prima della partita è vera? «Certo. Si diceva che aumentasse la circolazione del sangue senza essere un doping e noi ne mettevamo mezza nella Coca cola. Erano cose di casa allora...». Vitali, Ferrante, Longoni, Perego... Tanti suoi compagni di allora se ne sono andati. «Purtroppo sì. Vitali è stato il primo con un incidente, Perego l'ultimo poche settimane fa. Mia moglie è rimasta in contatto con la figlia fino alla fine». In cosa è cambiato il calcio dai suoi tempi? «Senza alcun dubbio nella gestione. Una volta dovevi avere la lista gratuita per andartene, non c'erano mica i procuratori. Ricordo che, come del resto tanti colleghi, in luglio andavo a fare le sabbiature a Grado. Un anno, nell'ultimo giorno di mercato, entrai in un bar e mi dissero che ero stato trasferito al Napoli a mia insaputa. Al contrario di Totti, io sono stato continuamente in viaggio, con il baule sempre pieno. Mi sono sempre dovuto integrare nella nuova città, da Mantova a Vicenza e ci sono riuscito ovunque, cercando di cogliere comunque il meglio di ogni esperienza». Prima di chiudere, cosa augura al Vicenza di Renzo Rosso e guidato da Mimmo Di Carlo? «Non vengo al Menti ormai da qualche anno, ma seguo sempre le vicende della mia ex squadra. Le auguro di tornare al più presto non solo in serie B, ma addirittura in A, come ai miei tempi. Intanto colgo l’occasione per mandare un grande abbraccio a tutti i tifosi vicentini». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Lazzari
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