25 agosto 2019

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10.08.2019

Fallisce 9 match point. «Non dormo più»

Giancarlo Baù, 50 anni. Sconfitto dopo aver sprecato tante occasioni
Giancarlo Baù, 50 anni. Sconfitto dopo aver sprecato tante occasioni

Nel film Match Point interpretato dalla bionda Scarlett Johansson, la pallina rimane in bilico sul nastro per qualche momento prima di decidere dove cadere. E' il momento più carico di emozioni e di tensione di una partita di tennis. Difficile non tornarci col pensiero specie per chi una partita l'ha persa dopo averlo avuto a favore un match point. La finale di Wimbledon persa da Roger Federer il mese scorso è ancora una ferita aperta per i tifosi del grande campione svizzero. Figuriamoci se di match point uno ne ha avuti addirittura nove finendo poi per perderla la partita. E' il caso di Giancarlo Baù, classe 1969, un 3.5 del Tc Breganze che al torneo di terza categoria di Zugliano ha avuto a disposizione tutti quei match point nel super tiebreak contro il 3.4 veronese Orsete Poli. Sette di questi addirittura consecutivi, dal 9-2, gli altri successivi fino a pardere il super tie break per 13-11 quasi fra le lacrime. «Non so come ho fatto a perdere quella partita e ancora adesso non me lo spiego – racconta Baù che a fine partita si è consolato davanti a una birra spinata dalla Eva, simpaticissima barista del circolo - fino al 9-2 il mio avversario ha sbagliato tanto, a quel punto io ho pensato che mi avrebbe regalato ancora qualcosa e ho aspettato questo mettendo solo la palla di là. Purtroppo la mia mancanza di coraggio mi ha portato a subìre, lui a quel punto ha rischiato non avendo più nulla da perdere e alla fine mi sono trovato sotto la doccia sconfitto. Non ho dormito per due notti». Una sconfitta decisamente pesante. Di quelle difficili da dimenticare. «Una sconfitta che mi ha insegnato molto portandomi a riflettere sull'importanza di avere coraggio anche nella vita. Il coraggio di decidere che vale sempre, se decidi tu sei padrone del tuo destino, sul campo e anche nella vita. Se invece aspetti senza far nulla alla fine paghi». Un grande sportivo comunque, Giancarlo Baù. Con un importante passato di calciatore. «Ho giocato a calcio fino a 42 anni. A Bassano in serie D, allora Interregionale, nella Virtus, dove ho esordito giovanissimo. Poi tanti anni in Promozione e anche Eccellenza a Sarcedo, Sandrigo, Malo, allo Scledum a Breganze. Ero un centrocampista non veloce ma abbastanza geometrico. Ho finito la mia carriera in prima categoria al Rino Tonolo. A 14 anni il diesse del Bassano Claudio Cappuzzo mi portò anche a fare un provino alla Sampdoria, a Bogliasco, dov'ero anche piaciuto. Ricordo che ci venne a prendere in stazione Marcello Lippi allora allenatore degli allievi dove giocavano Vialli e Mancini. Con loro feci la partitella del giovedì nella Primavera contro la prima squadra. Ricordo che fui l'unico a tirare in porta dove c'era Bordon. A 42 anni avevo ancora tanta voglia di sfide e mi sono messo a giocare a tennis, uno sport che mi è sempre piaciuto. Per me il tennis è sofferenza e volevo soffrire e farmi male. In senso buono. Ho anche un muro a casa dove mi alleno spesso. Sono convinto che se uno vuole può sempre migliorare, anche a 60 anni. A patto di non sprecare troppi match point». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Simeone
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