15 settembre 2019

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14.05.2019

Vita da meccanico Le bici dei campioni e le mani di Ciscato

Giorgio Ciscato, a destra, al  Giro d’Italia 1964  con Tullio Campagnolo e il meccanico Agostino PolatoGiorgio Ciscato con il vincitore della Milk Race 1972 Hennie Kuiper
Giorgio Ciscato, a destra, al Giro d’Italia 1964 con Tullio Campagnolo e il meccanico Agostino PolatoGiorgio Ciscato con il vincitore della Milk Race 1972 Hennie Kuiper

Senza freni. Con il vento in faccia. Quante volte abbiamo trasgredito gli inviti di mamma e papà e ci siamo lanciati in picchiate folli? Maria Teresa Ciscato, Mary per tutti e per sempre, per un attimo lo fa ancora e stavolta non ha una pendenza da affrontare, ma una vita e un padre da ricordare. E celebrare. «È stato il mio eroe dell'infanzia. Anche se d’estate non lo vedevo mai». In realtà Giorgio Ciscato è stato più di un eroe: un pezzo di storia del ciclismo e non solo vicentino che nei giorni dal ritorno sulle strade del mitico Giro d’Italia vale la pena rispolverare e raccontare. Perché le storie delle due ruote riguardano allo stesso modo i campioni celebrati, i gregari sconosciuti e quel popolo di tecnici, meccanici e altro che talora fa la differenza, magari senza che il lettore lo sappia. E una saga, quella dei costruttori di biciclette, che ha avuto nella sua famiglia e nei marchi Paulon e Campagnolo autori e protagonisti unici. «Quando tornava mi raccontava a mo’ di favola quello che aveva vissuto. La mia preferita finiva sempre con la frase: “E quando finalmente toccavo il cuscino con la testa, suonava la sveglia”. C’era sempre qualche ciclista che andava in camera sua a chiedere di sistemare il cambio, la bici, qualcosa insomma e lui non si tirava mai indietro». Tredici anni così, di questa vita, iniziata il 17 marzo 1960 un po’ per caso, ma non troppo. In principio fu la Milano-Sanremo, poi arriveranno quattro edizioni della “Corsa Rosa”, nove Giri della Jugoslavia e un campionario assortito di gare distribuite sul calendario e sulle strade dell’Europa, Est (e quando era davvero Est!) compreso. Il figlio Gaetano, che ne ha raccolto per un periodo testimone e chiavi inglesi, è stato pure in Corea, perché “Ciscato” era a suo modo un marchio di serietà e capacità. Giorgio nasce nel 1930, il papà Gaetano (sembra un po’ “Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez, con i nomi che si rincorrono periodicamente) lavora in una officina meccanica a Borgo Casale dove costruiscono telai e assemblano bici. Un lavoro che diventa vocazione e poi tradizione, ma nel 1959 Giorgio, che aveva studiato meccanico alle serali del “Rossi”, comincia a lavorare alla Campagnolo, complici le condizioni di salute del papà e uno sfratto. Tullio, anzi Getulio Campagnolo, e Gaetano Ciscato sono amici e il “paron” intuisce le doti di quel ragazzo umile ed entusiasta. «Sono cresciuta a pane e biciclette – continua Mary – e quando lo vedevo in tv ne ero fiera. Solo all’età di 15 anni ho cominciato a realizzare tutto quello che aveva fatto». La moglie Adriana, 60 anni di vita comune e quattro figli, due maschi e due femmine, è un pozzo di aneddoti e di racconti. «Lui e il suo Fiat 238 erano una cosa unica. Portava materiale e servizio, da solo. Alla Milk Race in Inghilterra fece vincere un ciclista dopo avergli applicato in extremis un cambio della Campagnolo». Pronto di mano e di testa, ma con un senso del dovere tipico degli uomini di un tempo, si sciroppò oltre mille chilometri, sempre da solo, per tornare a casa e andare a lavorare. Arrivò alle 4 del mattino e alle 8 timbrò il cartellino. Nel 1973 nuova svolta: decide di fare il grande passo e di rilevare l’attività familiare in contrà XX Settembre, dov’è ancora grazie ai figlio Giovanni, Gaetano e Paola. Ci resterà fino all’età di 82 anni e senza mettere a riposo quelle mani d’oro che invece continua a mettere a disposizione del Veloce Club, sponsorizzando pure un’attività ciclistica a Costabissara. «Ha amato il suo lavoro ma pure noi – continua la signora Adriana – tanto che dopo aver cresciuto e sistemato i figli ha recuperato le sue antiche amicizie e abbiamo cominciato a fare cose che non potevamo fare, le camminate in montagne, lo sci di fondo, le pedalate sui collie turistiche in giro per il nostro Belpaese. La bici era sempre con le valigie e a lui piaceva trovare stradine dove respirare in libertà buona aria». C’erano una volta degli eroi normali, casa, chiesa, bottega e un cuore grande così. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberto Luciani
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Serie D - Girone C

CLASSIFICHE
RISULTATI
Ambrosiana
9
Cartigliano
9
Cjarlins Muzane
6
Caldiero
6
Luparense
5
Union Clodiense Chioggia
5
Legnago Salus
5
Adriese
5
Belluno
5
Chions
4
Montebelluna
3
Campodarsego
3
Feltre
2
Mestre
2
Este
2
Delta Rovigo
2
San Luigi
1
Tamai
1
Villafranca Vr
1
Vigasio
0
Adriese - Este
1-0
Ambrosiana - Vigasio
2-0
Belluno - Tamai
2-1
Caldiero - Villafranca Vr
1-0
Campodarsego - Delta Rovigo
0-0
Cartigliano - Feltre
2-1
Chions - Mestre
2-2
Legnago Salus - Montebelluna
0-0
Luparense - San Luigi
1-1
Union Clodiense Chioggia - Cjarlins Muzane
2-0