21 agosto 2019

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12.08.2019

«Avevo offerte, ma ho scelto Arzignano»

Maldonado in azione con la maglia dell’Arzignano. TROGU
Maldonado in azione con la maglia dell’Arzignano. TROGU

Luis Alberto Maldonado Morocho. Per tutti il “Maldo”. Leader della mediana, è lui tra i protagonisti principali della scalata gialloceleste in serie C. Classe ’96, il giocatore alla sua quarta stagione consecutiva nell’Arzignano ValChiampo, ha da poco firmato un rinnovo biennale. Le sue qualità? Piedi d’oro e grande umiltà. Originario dell’Ecuador, Maldonado nasce a Pasaje nella provincia di El Oro, situata a sud-ovest del Paese. Fin da piccolissimo, il suo destino è legato al pallone. La storia del calcio insegna che non si chiede ai ragazzi di correre prima ancora di saper camminare, ma probabilmente lui è l’eccezione che conferma la regola. «Ho iniziato a quattro anni. Da quando ho visto il primo pallone poi non ho più smesso – racconta il centrocampista –. Ho mantenuto intatta la stessa passione che avevo da piccolo. Se così non fosse stato, avrei già smesso. Mio papà è malato di calcio e in famiglia quasi tutti fanno i calciatori, ma adesso sono io quello più rappresentativo». La carriera della giovane promessa comincia in Ecuador, selezionato nell’under 15 della Nazionale, per continuare poi in Italia, ancora minorenne, a seguito del trasferimento in Trentino con la famiglia. È qui che frequenta gli ambienti della scuola calcio del Val Rendena e del Pinzolo Campiglio in Promozione. Nella stagione 2014/2015, il salto: Lorenzo D’Anna, l’allora mister della primavera del Chievo Verona, al tempo campione italiano in carica, lo vuole in maglia gialloblù, disputando le gare ufficiali nell’under 19 e allenandosi anche con la prima squadra. Dopo un capitolo nell’Este, il talento ecuadoriano esplode nell’Arzignano ValChiampo, dove si fa notare per le sue capacità non solo a centrocampo, ma anche davanti alla porta. È lui tra gli artefici del passaggio dalla serie D alla C. «L’anno scorso, come sapevano tutti, il mio pensiero era quello di vincere il campionato. Mi avevano cercato piazze importanti, come Mantova e Modena, ma ho preferito rimanere qui sia per i compagni che per la società: credo in loro, nel presidente e nel direttore che al tempo mi avevano offerto un progetto importante, nel mister Colombo, credo nell’Arzignano. È stato un sogno vincere, l’abbiamo fatto e adesso siamo tra i professionisti». Una conquista meritata, anche personalmente. Luis Maldonado, infatti, ha dimostrato negli anni quell’attaccamento alla maglia che solo i grandi campioni del passato ci hanno fatto vedere. Il giocatore aveva ricevuto chiamate da tutta Italia, dalla B alla C, ma ha scelto di inseguire la promozione con i suoi colori ed entrare così nel mondo dei professionisti. «Adesso è dura, siamo la mina vagante tra tutte le squadre del campionato. L’unica cosa che dobbiamo fare è lavorare tutti i giorni ed essere umili dentro e fuori dal campo. Questa sarà la nostra forza. I miei segreti? Ascoltare sempre gli insegnamenti di staff e compagni più esperti che hanno già fatto la serie C. Per me sarà un debutto. Era un mio sogno essere un professionista. Adesso lo sto diventando e spero di riconfermarmi e andare avanti». Maldonado, però, parla sempre di squadra e non dimentica l’importanza di tutto il gruppo nel cercare una salvezza che sarebbe davvero storica. «Non ho obiettivi personali: solo se facciamo bene tutti risaltano le mie caratteristiche e quelle dei compagni. Naturalmente aspiro a giocare in categorie più alte, però ho bisogno di tutti. Siamo uniti verso un unico obiettivo che è quello della salvezza: alla domenica ci sarà qualcuno che deciderà la partita, ma il merito sarà poi di tutto il gruppo». Un sogno? «Un sogno c’è, ma lo tengo ancora per me». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Ferrante
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