31 marzo 2020

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27.01.2020

Si schianta con l’elicottero Muore la leggenda Bryant

Una schiacciata di Kobe Bryant, stella del basket Nba, con la maglia numero 24 dei Lakers
Una schiacciata di Kobe Bryant, stella del basket Nba, con la maglia numero 24 dei Lakers

LOS ANGELES Il mondo dello sport è sotto shock per la scomparsa di Kobe Bryant, leggenda del basket Nba, morto in un incidente aereo insieme alla figlia maggiore Gianna Maria, 13 anni, astro nascente del basket femminile, e ad altre tre persone. Il suo elicottero, pochi minuti dopo il decollo, si è avvitato su sé stesso ed è precipitato in una zona collinare. The Black Mamba, come era soprannominato Bryant, è considerato uno dei più grandi giocatori di sempre, un campione assoluto, dentro e fuori dal campo. Il suo ultimo tweet per congratularsi con un altro fenomeno, LeBron James, che proprio nelle ultime ore lo aveva scavalcato al terzo posto nella classifica dei migliori marcatori di tutti i tempi. Sui social il dolore di molti, fan, personalità dello sport, ma anche gente comune. Il presidente Donald Trump twitta: «Una terribile notizia». Sconcerto in tutto il mondo: «Riposa in pace campione dentro e fuori», twitta Francesco Totti. Incredulo Marco Belinelli: «Non può essere vero». Dell’incidente si sa ancora poco. Sembra che Kobe e la figlia Gianna Maria si stessero dirigendo per una sessione di allenamenti alla Mamba Academy, l’accademia di basket da lui fondata. Con cinque titoli Nba, due ori olimpici e milioni di fans in tutto il mondo, ammaliati anche dal suo sorriso e dalla naturale simpatia, Bryant è stato una stella assoluta. Meglio di lui ha fatto solo Michael Jordan, che di anelli ne ha messi in bacheca sei. Basta questo a far capire chi fosse quel bambino che papà Joe, a lungo giocatore in Italia (Rieti, Reggio Calabria, Pistoia, Reggio Emilia), chiamò Kobe perchè andava pazzo per quel tipo di carne giapponese, «di una tenerezza incredibile». Kobe amava profondamente l’Italia essendoci cresciuto: a Rieti lo ricordano ancora quando stava tutto il giorno con il pallone a spicchi in mano al campetto degli Stimmatini. Anche a Reggio Emilia lo amavano, e lì aveva ancora tanti amici. La passione era ricambiata, perchè Kobe adorava l’Italia, di cui parlava perfettamente la lingua, al punto da tornarci spesso per le vacanze: Positano e Capri le sue mete preferite e non è un caso che una delle sue quattro figlie sia stata chiamata come l’isola prediletta. Dall’Italia Kobe aveva preso anche la passione per il calcio, e infatti tifava Milan per via dell’innamoramento, rivelò una volta durante i Mondiali in Sudafrica che seguiva dal vivo e da appassionato, per la squadra di Gullit, Van Basten e Sacchi «che mi ha tanto affascinato quand’ero un ragazzino». Sul campo non aveva rivali, al punto da essere capace di far tornare all’antica grandezza, quella dei tempi di «Magic» e Worthy, i Los Angeles Lakers, l’unica squadra per la quale ha giocato e che lo prese quando era ancora un liceale. Sotto la guida del guru Phil Jackson, già artefice dei trionfi di Chicago, e pur non andando d’accordo con l’altra superstar Shaquille ÒNeal, era riuscito a far tornare i gialloviola all’antica grandezza, allenandosi anche di notte e giocando come quando era bambino: voleva sempre la palla in mano e raramente sbagliava una mossa, come quando segnò 81 punti contro Toronto, prendendosi la partita da solo. Quando si è ritirato nel 2016, i Lakers gli hanno riservato una serata speciale e ritirato le due maglie con i numeri 8 e 24, quelli usati da Kobe, emozionatissimo quella sera, quando «Magic» Johnson tenne a sottolineare che era proprio Bryant, e non lui, il più grande nella storia del team californiano. Non aveva scalfito la sua immagine nemmeno un’accusa di stupro, poi archiviata, e Los Angeles lo aveva incoronato non solo come campione sportivo: Kobe non poteva fare a meno di vincere e nel 2018, alla 90esima cerimonia degli «Academy Awards», si era preso l’Oscar del miglior cortometraggio animato, per la versione sullo schermo della lettera con cui aveva dato l’addio alla pallacanestro, «Dear Basketball» realizzata insieme all’animatore della Disney Glen Keane. Una vera e propria dichiarazione d’amore, che ora acuisce il dolore dei tifosi di tutto il mondo. •

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Serie D - Girone C

CLASSIFICHE
RISULTATI
Campodarsego
54
Legnago Salus
49
Ambrosiana
48
Union Clodiense Chioggia
47
Mestre
45
Adriese
44
Feltre
44
Cartigliano
42
Cjarlins Muzane
42
Luparense
37
Caldiero
37
Este
36
Chions
35
Belluno
34
Delta Rovigo
31
Montebelluna
30
Vigasio
30
Tamai
22
San Luigi
21
Villafranca Vr
17
Ambrosiana - Cartigliano
1-0
Cjarlins Muzane - Legnago Salus
1-0
Delta Rovigo - Villafranca Vr
Este - Mestre
Feltre - Montebelluna
Luparense - Campodarsego
San Luigi - Chions
3-1
Tamai - Caldiero
Union Clodiense Chioggia - Adriese
Vigasio - Belluno