20 agosto 2019

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04.07.2019

S’è preso anche l’Under 21. Paolo Nicolato ha davanti solo Mancini nelle gerarchie dell’Italia del calcio. Scelto per la poltrona prima di Di Biagio, grazie al secondo posto agli Europei con l’Under 19 e al quarto all’ultimo Mondiale Under 20 di Polonia. Ha fatto parlare come sempre i risultati Nicolato, dopo quelli col Chievo compreso lo scudetto Primavera del 2014 ed una lunghissima trafila in cui fra Bottagisio e Veronello ha fatto di tutto. Anche in prima squadra, voluto da Corini. Cinquantadue anni all’anagrafe, vicentino di Lonigo e veronese d’adozione, 32 da allenatore dopo aver provato a fare il centravanti nei dilettanti ma capendo in fretta che avrebbe fatto meglio a cambiar strada e sedersi magari in panchina. Dove, alto com’è, spesso non riusciva neanche a stare. Di idee ne aveva tante fin dagli esordi con le ragazze del Foroni e al Sona, campo che ora quasi riesce a guardare da casa sua. Al pallone ha affiancato per un po’ anche pallavolo e nuoto, praticati mentre si cibava pure degli spunti trasmessi da tennis, atletica leggera, ciclismo e boxe ascoltando le canzoni soprattutto dei Pink Floyd e dei Dire Straits da buon amante della musica. Fin quando il Chievo non gli ha aperto le sue porte. E lui, affamato come pochi, ha capito che quello doveva essere il suo momento. VITTORIE E LEZIONI. Il 3 luglio del 2019 è giorno che Nicolato non dimenticherà. Come tanti altri. «Una grandissima soddisfazione per me, mi metterò subito a disposizione di Mancini per definire la sinergia fra Under 21 e nazionale maggiore. Grazie al presidente Gravina per la fiducia, insieme al coordinatore delle giovanili Viscidi che mi chiamò tre anni fa», i primi passi di Nicolato appena dopo la nomina, prima che da Verona al suo telefonino giungessero centinaia di sms. Una delle sue foto preferite, molto attuale, racchiude uno dei suoi brevi discorsi ai ragazzi dell’Under 20. Tutti abbracciati al centro del campo, un’abitudine ormai. Dove non c’è tattica, ma molto di più. Messaggi forti. A quell’Italia del futuro uscita di scena per mano dell’Ucraina poi campione, in una partita segnata soprattutto dalla sua sportività nell’accettare il giudizio del Var che al 95° ha annullato il gol di Scamacca che avrebbe garantito i supplementari. «Gli arbitri hanno sempre ragione. Magari sarà stata un’ingiustizia nei nostri confronti, ma non certo un errore», l’eleganza di Nicolato poco prima di tornare negli spogliatoi, lezione che va al di là dello sport. Anche per questo i vertici del calcio hanno deciso di puntare su di lui, sulla linea federale tracciata da Viscidi e più in alto ancora da Sacchi. L’UOMO GIUSTO. Era nell’aria la promozione, grazie anche ad un movimento adesso più agile e meno ancorato a rigide regole e poltrone di cemento. C’era la concorrenza di Alberigo Evani, col suo passato di grande giocatore del Milan che ha vinto tutto e del ruolo di braccio destro di Mancini. Invece l’ha spuntata Nicolato, uno venuto dal nulla. Figlio della gavetta e di una famiglia umile e seria. «Con le nazionali giovanili», le ragioni di Gabriele Gravina, presidente della Figc, «Nicolato ha dimostrato di avere conoscenze tecniche di rilievo ed un profilo umano in linea con la nostra visione. Dopo un confronto con tutto il Club Italia abbiamo concordato di prediligere uno che avesse già esperienze con le nostre squadre azzurre per dare continuità ai progetti tecnici e garantire ancora la massima sinergia fra Under 21 e la selezione maggiore». Il debutto con l’Under 21 il 10 settembre contro il Lussemburgo, prima tappa del girone di qualificazione agli Europei 2021. L’Italia, nel gruppo 1, affronterà il 10 ottobre la Repubblica d’Irlanda, quattro giorni dopo l’Armenia, il 16 novembre l’Islanda e il 19 ospiterà l’Armenia nella prima del girone di ritorno. La presentazione di Nicolato il 12 luglio, a Roma, al termine del consiglio federale. L’Under 21 è roba sua. •

Alessandro De Pietro
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