23 settembre 2020

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23.01.2020 Tags: Teatro

Tra marito e... Molière il grande amore è tutto per il teatro

Arturo Cirillo con Giacomo Vigentini, padre e figlio in scena. Stasera ultima replica STELLA-BREGANZECirillo e Valentina Picello STELLALa scuola delle mogli al Comunale di Thiene fa... scuola con Cirillo, Picello, Pizzigallo e Giglio D. CISCATO
Arturo Cirillo con Giacomo Vigentini, padre e figlio in scena. Stasera ultima replica STELLA-BREGANZECirillo e Valentina Picello STELLALa scuola delle mogli al Comunale di Thiene fa... scuola con Cirillo, Picello, Pizzigallo e Giglio D. CISCATO

Maurizia Veladiano THIENE Un testo vivace, provocatorio, ricco di ombre, penombre, piccole suggestioni, richiami sotterranei, socondurre lo spettatore in un territorio nuovo e vagamente inquietante. La scuola delle mogli, commedia rappresentata per la prima volta nel 1662 a Parigi, è di scena in questi giorni al Comunale (si replica ancora stasera alle 20.45) nell’ambito della tradizionale stagione di prosa. Dopo Le intellettuali e L’avaro, il regista e interprete napoletano Arturo Cirillo affronta di slancio il suo terzo Molière, giocando una partita in cui la farsa e gli umori della Commedia dell’Arte s’intrecciano a una scrittura più raffinata e complessa. Una storia, quella narrata dal grande drammaturgo francese, dall’impronta maschilista e misogina. Arnolfo, un maturo riccone ossessionato dall’idea del tradimento, decide di “allevare” Agnese, povera figlia di contadini, tenendola lontana dalle insidie del mondo con l’intento di farne una sposa morigerata e ubbidiente. Sorvegliata a vista da una maldestra coppia di servi, l’ingenua fanciulla vive in una casetta che ha tutto l’aspetto di una gabbietta, ma che non manca di un balcone dal quale un bel giorno vede passare tal Orazio, figlio di un conoscente di Arnolfo, che la fa innamorare. Amore subitamente ricambiato dal giovanotto, con esiti catastrofici sull’umore del disgraziatissimo Arnolfo. Che per quanto dica, faccia, astrologhi, imprechi, si confidi con l’amico Crisaldo, tenti ancora una volta di giocare sporco, ingannando e confondendo il malcapitato Orazio, non riuscirà a impedire lo schianto del castello d’imposture innalzato dalla sua egoistica grettezza. La regia di Arturo Cirillo - anche nel ruolo dell’eclettico, trascinante protagonista - costruisce uno spettacolo denso, colorato, all’interno del quale una comicità luccicante e buffonesca svela qua e là una nota più scura, che si fa evidente quando l’ossessione di Arnolfo, quella di ritrovarsi mazziato e cornuto, diventa realtà proprio per volontà di Agnese, la fanciulla bamboleggiante e infantile che pensava di aver ridotto in adorante sudditanza. Curiosa la scenografia di Dario Gessati: una casa girevole costruita su due piani collegati da una scala interna. In alto vive Agnese vestita di rosa; in basso i suoi due sgangherati carcerieri. Un’ambientazione stilizzata, bizzarra, così come bizzarra e grottesca è, almeno inizialmente, la gestualità di Arnolfo, che contagia l’intera combriccola. Un allestimento maliziosamente caricaturale, dove si ride molto, dove anche i costumi (bellissimi) di Gianluca Falaschi contribuiscono al giro vorticoso di un caleidoscopio che lascia a tratti filtrare luci più sghembe e soffuse. Soprattutto quando Arnolfo, in finale di partita, capisce che tutto è perduto, che la sua ossessione di essere tradito si sta trasformando in un’ossessione d’amore nei confronti della frastornata Agnese, che intanto sta rapidamente recuperando libertà e indipendenza di giudizio. L’intelligenza del cuore abbatte muri, scardina ponti, costringe all’angolo lo strenuo fustigatore dei peccati altrui che, fra imprecazioni, recriminazioni e passetti di danza, deve sconsolatamente costatare la sua rovinosa sconfitta. Un lavoro eccentrico, attento al dettaglio, niente affatto scontato, con Arturo Cirillo artefice di un’azione scenica sotto la quale s’intuiscono le vibrazioni di un’elica emozionale non così lieve e iridescente come potrebbe apparire. C’è un grande amore per il teatro in questo spettacolo. Un amore che sta nel gioco rappresentativo, nella coesione di un gruppo di attori che salta, balla e non si risparmia. Il tutto all’interno di un dinamismo interpretativo valorizzato da una prova corale sostenuta con energica freschezza da Valentina Picello (Agnese), Giacomo Vigentini (un appassionato Orazio con berrettino da baseball), Rosario Giglio (nel doppio ruolo di Crisaldo e del servo carceriere) e da Marta Pizzigallo (la serva Giorgetta). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Maurizia Veladiano
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