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23.08.2019 Tags: Teatro

Ambizione e potere son robe da ridere in Ubu re Ubu chi?

I chiostri affollati per l’appuntamento della rassegna Be PopularGli attori della compagnia toscana Kanterstrasse in scena con “Ubu re Ubu chi?” ILARIA TONIOLO COLORFOTO
I chiostri affollati per l’appuntamento della rassegna Be PopularGli attori della compagnia toscana Kanterstrasse in scena con “Ubu re Ubu chi?” ILARIA TONIOLO COLORFOTO

Lino Zonin VICENZA Il chiostro di San Pietro si sta rivelando uno spazio ideale per accogliere degli eventi di spettacolo all’aperto. Racchiuso tra il portico e il loggiato dalle alte volute a sesto acuto, il cortile quadrilatero asseconda quei sentimenti di devozione e di rispetto che ben si confanno alla rappresentazione scenica. Bene hanno fatto quindi gli animatori di Stivalaccio Teatro a destinare al chiostro alcuni degli eventi inseriti nel cartellone della rassegna Be Popular. Anche un testo dissacrante come “Ubu re Ubu chi?”, liberissima rivisitazione del famoso testo di Alfred Jarry messo in scena dalla compagnia toscana Kenterstrasse, trova tra le antiche mura l’ambiente ideale per una rappresentazione originale e a tratti esilarante. L’autore francese ha tratto ispirazione per il suo lavoro dal “Macbeth” di Shakespeare, elaborando però il tema dell’ambizione e della sfrenata bramosia di potere in modo surreale e grottesco. La regia di Simone Martini esaspera ulteriormente l’aspetto onirico/ironico del testo caratterizzando in modo buffo i personaggi. Padre Ubu è un fantaccino senza qualità, spinto verso la conquista del trono di Polonia dalla moglie, Madre Ubu, una virago spietata che ha le sembianze di un maschio travestito da donna, con tanto di barba e mustacchi. Il terzo attore in scena si alterna tra il personaggio del fido Capitano Bordure e la serie di figure che fanno da contorno allo svolgimento del dramma. Per perseguire il loro scopo, i coniugi Ubu non hanno scrupoli di sorta e sterminano senza pietà ogni presunto concorrente al trono, ma lo fanno con una leggerezza così soave da renderli quasi simpatici. È lei, l’incarnazione di Lady Macbeth, a lanciare il marito verso la gloria con una serie di suggerimenti tanto sanguinari quanto irresponsabili, in una corsa senza senso verso il baratro che, inevitabilmente, inghiottirà i due tiranni. L’assurdità del testo di Jarry viene amplificata nella versione di Kanterstrasse con una messa in scena dinamica e piena di trovate. Il piccolo palco a scena fissa si anima con effetti speciali come il tableau vivant e il fermo immagine; i cambi di situazione si svolgono con l’accompagnamento di celebri brani di musica classica e con un contrasto di luci che simula un teatrino delle ombre cinesi; altre fantasiose soluzioni nell’entrata e nell’uscita di scena dei personaggi conferiscono alla recita il tono di un allegro cabaret. In particolare è l’interpretazione che di Madre Ubu fa Luca Avigliano a rendere spumeggiante la recita con una serie di uscite dall’irresistibile effetto comico che, complice il camuffamento in abiti femminili, rimanda a tratti al tocco delicato dell’indimenticabile Paolo Poli. Simone Martini, nel ruolo di Padre Ubu, e Alessio Martinoli in quello di Bordure & compagni completano il cast di un allestimento che incanta il pubblico e si merita i lunghi applausi finali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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