24 giugno 2019

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23.04.2019

Il mio canto libero per Rigoni Stern nella primavera che promette vita

In questa bella e rara immagine, Bepi De Marzi e l’amico Mario Rigoni Stern Foto  per Il Signore delle CimeMario Rigoni Stern, il grande scrittore altopianese I due grandi amici di Lassù di De Marzi,  Geminiani e Rigoni Stern
In questa bella e rara immagine, Bepi De Marzi e l’amico Mario Rigoni Stern Foto per Il Signore delle CimeMario Rigoni Stern, il grande scrittore altopianese I due grandi amici di Lassù di De Marzi, Geminiani e Rigoni Stern

La primavera, non l’autunno, è la stagione per morire. Ha un odore preciso, definito, umido, fresco, vitale. Quel profumo ti promette che la vita continua anche se te ne vai: e questo è meraviglioso». È il passaggio di “Stagioni” di Mario Rigoni Stern, con cui domani Bepi de Marzi darà inizio alla terza serata di “TTT togliere-togliere-togliere”, rassegna di cultura e alpinismo del Csc di S. Vito, con inizio alle 21. Proprio in una serata di tarda primavera se ne è andato il grande narratore dell'Altopiano che De Marzi ricorderà nello spettacolo “Mario Rigoni Stern, uomo della pace”, che si snoda tra le pagine dei libri pubblicati in più di quarant’anni. Giuseppe De Marzi, detto Bepi, nato nel 1935 ad Arzignano, nella sua lunga carriera scrive più di centocinquanta canti. Insegnante al Conservatorio di Padova, suona per molti anni l’organo e il clavicembalo con i Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone. Compositore di musica sacra, lavora a lungo con padre David Maria Turoldo e Ismaele Passoni alla nuova proposta musicale dei Salmi per la liturgia. Nel 1958, a soli ventitré anni fonda il celebre coro I crodaioli e scrive “Signore delle cime”, brano che lo rende famoso in tutto il mondo. Nel 2018 il presidente Sergio Mattarella lo nomina commendatore della Repubblica. Ingresso a cinque euro. De Marzi, come sarà il suo omaggio a Rigoni Stern? Non sarà un concerto, ma piuttosto un "canto libero”, un grido di dolore nel nome di Mario per ciò che ogni giorno accade intorno a noi, con le porte chiuse alla speranza e al buonsenso. Mario in tutti i modi cercava la verità dell’accoglienza, della fraternità e della pace tra i popoli. Un elemento particolare dello spettacolo? Due giovanissimi ragazzi dell’Altopiano, Paolo Corradin e Riccardo Marolla, suoneranno con il clarinetto la melodia russa che Mario aveva imparato a memoria, dopo averla ascoltata dalle ragazze che lo ospitavano alla fine della tremenda ritirata. Questa canzone rievoca l'immagine che chiude “Il sergente nella neve”. Sul palco ci saranno alcune voci dei Crodaioli? Si, saranno quattro di loro ad intonare “Volano le bianche”, brano che ho composto con le parole che Mario mi ha donato per farne un grido di dolore e di ribellione, nel ricordo degli inutili massacri compiuti nelle nostre montagne. Com’è nata la vostra lunga amicizia? Mario, il mio “Grande di lassù”, mi ha cercato dopo avere ascoltato da un coro la mia canzone “La contrà de l’acqua ciara”. Sono passati tanti anni, ma ricordo ancora la telefonata in cui lui mi chiese di andarlo a trovare per cantare un po' assieme. Il ricordo più intenso? Sono due: quando mi ha scritto disperato per il referendum voluto dai suoi concittadini per passare con Trento e quando è sceso fraternamente a Vicenza con la moglie per salutare il poeta e amico comune Carlo Geminiani che, malato come lui, se ne stava andando nell’eterna primavera. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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