11 agosto 2020

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04.06.2019 Tags: Gruppi locali

Weird Overlays, la musica senza etichette si mette alla ricerca dell’ascolto perduto

Il neonato gruppo musicale Weird Overlays ha visto la luce all’interno del conservatorio PedrolloIl maestro Adalberto Ferrari
Il neonato gruppo musicale Weird Overlays ha visto la luce all’interno del conservatorio PedrolloIl maestro Adalberto Ferrari

VICENZA C’è un nuovo ensemble in città, un gruppo chiamato Weird Overlays che ha le carte in regola per diffondere alcune tra le pagine più entusiasmanti della musica contemporanea italiana ed estera. Il suo ideatore è il maestro Adalberto Ferrari, clarinettista, sassofonista, polistrumentista e compositore attivo a livello internazionale nell’ambito Classico come pure in quello jazzistico ed etnico. Bastano poche battute per comprendere che il pensiero musical-artistico di Ferrari non si arresta alle storiche esperienze per cui il mondo della musica classica è universalmente noto. La sua conoscenza spazia tra le pieghe della sperimentazione più estrema, avendo egli sempre prediletto un linguaggio “crossover” in delicato equilibrio tra tante attitudini stilistiche. Cofondatore del duo NovoNoto e del Quartetto Martesana, tra i più importanti quartetti di clarinetti italiani, egli ha ulteriormente alzato l’asticella della propria ambizione creativa con il suo ultimo progetto: «Il neonato Weird Overlays - spiega il musicista - è stato concepito all’interno del Conservatorio Pedrollo e vuole coinvolgere studenti, ex-studenti, docenti ma anche musicisti esterni affrontando musica del ‘900 e Contemporanea raramente eseguita oppure scritta o arrangiata appositamente per il progetto. L’idea è di proporre un ensemble variabile in cui le idee possano fluire con libertà attraversando i generi e non ponendosi confini. Il tutto nasce da una mia necessità di tipo didattico e artistico. Credo che oggi sia importante, anche in musica, includere e non escludere: la musica contemporanea che amo è quella che cerca di prendere da ogni linguaggio la modalità più appropriata per esprimere un contenuto originale. Al musicista che si affaccia a questo modo di far musica, sia a livello esecutivo che compositivo, è richiesto davvero molto, dalla conoscenza di più linguaggi musicali possibili alla grande capacità tecnica e di lettura, fino all’improvvisazione sia di derivazione classica che jazzistica con le adeguate pronunce». Attualmente il gruppo è composto da musicisti giovani e talentuosi, impegnati proprio in questi giorni a preparare due composizioni per quintetto a fiati, basso elettrico e batteria dello stesso Ferrari. Sono Irene Parente e Agnese Tessari ai flauti, Adele Fortunato al clarinetto, Riccardo Fachinat e Alessandro Juncos ai sax, Tommaso Sanson al clarinetto basso, Luca Dal Cortivo al fagotto, Luca Gallio alle percussioni, a cui si è unito al basso Giovanni Zordan. «Per quel che mi riguarda abolirei i termini musica colta e musica seria - conclude Ferrari - utilizzando solo il termine ‘musica’. La musica vera è tutta seria, al di là delle etichette. Il problema oggi è che si è smarrita l’abitudine all’ascolto, e non solo in Italia. Come ascoltatori e fruitori di cultura dovremmo, oltre che godere delle indiscutibili bellezze del passato, accettare quella fatica necessaria per entrare in qualcosa che non conosciamo, indagando la particolarità e la novità senza preconcetti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

F.B.
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