17 settembre 2019

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28.07.2019

Swing senza età Con Les Babettes raffinata nostalgia

Lo swing senza età proposto dal vivace trio è molto apprezzatoLes Babettes durante il concerto di successo a Lonigo. Il canto armonizzato è vivo e vegeto A. LAZZARINCencelli alla tromba. Le ragazze sono supportate  da ottimi musicisti
Lo swing senza età proposto dal vivace trio è molto apprezzatoLes Babettes durante il concerto di successo a Lonigo. Il canto armonizzato è vivo e vegeto A. LAZZARINCencelli alla tromba. Le ragazze sono supportate da ottimi musicisti

Paolo Rolli LONIGO Ci sono canzoni che non hanno tempo, che superano le differenze generazionali, che sentite canticchiare dalle nonne ricordando la loro gioventù, ancora oggi non suonano strane, bensì incredibilmente familiari. Ecco uno dei segreti del successo de Les Babettes, il trio vocale triestino che l'altra sera ha debutatto nel Vicentino con un raffinato concerto swing nel cortile di villa Mugna, chiudendo la rassegna "Postounico". Bastano le prime note di Ultimissime, il brano con cui Les Babettes aprono il loro concerto, ed ecco che magicamente la platea si ritrova in un batter d'occhio in pieno periodo di telefoni bianchi, rapita dalla delicatezza e dall'ironia dei testi e dalla precisione delle partiture musicali. Inevitabile iniziare con un brano del trio Lescano, che del periodo tra gli Anni '30 e '40 non fu solo fenomeno musicale, ma vera e propria colonna sonora. Ammiccanti, divertenti ma soprattutto brave, Eleonora Lana, Chiara Gelmini e Anna De Giovanni si presentano fasciate di rosso acceso, in abito lungo, con trucco e acconciature in stile con l'epoca, ma non sufficienti a nascondere la loro giovinezza e la loro proprompente voglia di cantare e di far divertire. Si passa quindi al repertorio delle colonne americane del genere, le Boswell Sisters e le loro emule Andrews Sisters, dall'intramontabile Mr. Sandman alla dolce Don't sit under the apple tree, per tornare in Italia con una struggente versione di Ma l'amore no, una dei brani iconici del periodo bellico. Arriva per le cantanti la pausa, e con essa l'opportunità per i musicisti della band di far vedere di che pasta sono fatti. Gabriele Cancelli alla tromba, Francesco Cainero al contrabbasso, Alessandro Scolz al pianoforte e Marco Vattovani alla batteria tirano fuori tutta la loro anima jazz con una lunga e coinvolgente versione di Caravan, più volte sottolineata dagli applausi del pubblico. Seconda parte e cambio di look per le tre Babettes, che si presentano stavolta con un abito molto più sbarazzino, a tinte pastello, appena sotto il ginocchio. Quello che non cambia è il livello delle esecuzioni di altri brani intramontabili del repertorio nazionale, da Tulipan a Maramao perchè sei morto a Un bacio a mezzanotte, e straniero, da Cheeck to cheeck di Frank Sinatra a una versione swing di Begin the beguine di Cole Porter. Fino ad arrivare ai giorni nostri, con un insolito arrangiamento armonizzato di Living Room dei Paris Combo e a No no no no, brano scritto proprio per Les Babettes da Francesco Cainero Concerto finito? No di certo. Manca il cavallo di battaglia delle triestine Babettes, e il pubblico lo sa. Si tratta delle versione swing e armonizzata della celeberrima El can de Trieste del loro concittadino Lelio Luttazzi, che tra gli applausi del pubblico mette fine alla serata musicalmente ineccepibile. Forse, queste tre ragazze con l'argento vivo addosso, il tipico morbin triestino, devono limare ancora un po' la regia del loro spettacolo, che tra un brano e l'altro presenta qualche incertezza narrativa che rischia di creare pericolosi attimi di vuoto. Ma per quanto riguarda la musica e soprattutto il canto la dimostrazione è che il genere vecchio quasi di un secolo non è morto, ma può anzi contare ancora su preparati e validissimi interpreti capaci di mantenerlo in buona salute senza stravolgerlo. Applausi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Rolli
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