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19.04.2014

Stabat Mater di Rossini. Ovazioni a Venezia a La Rose e Coenobium

Un momento dello splendido concerto nella chiesa di San Salvador a Venezia
Un momento dello splendido concerto nella chiesa di San Salvador a Venezia

VENEZIA. Tutti in piedi ad applaudire allo Stabat Mater di Gioacchino Rossini eseguito magistralmente dall'orchestra MusicaVenezia composta da musicisti del Teatro La Fenice, dai solisti Anna Sanachina (soprano), Francesca Sartorato (mezzo soprano), Dionigi D'Ostuni (tenore) e Claudio Zancopè (basso) e dalle ottime formazioni corali di Piovene Rocchette, l'Ensemble La Rose e il Coenobium Vocale.
Poche sere fa infatti questi protagonisti del palcoscenico musicale veneto, ma non solo, si sono riuniti ai piedi della magnifica Trasfigurazione del Tiziano, all'interno della Chiesa di San Salvador, gioiello del rinascimento veneziano a pochi passi dal ponte di Rialto. Diretti dal Maestro Marco Paladin hanno dato voce all'insolvibile e umano dilemma che lacera Maria: è madre costretta ad assistere al figlio che subisce il più truce dei supplizi, ma questi è il figlio di Dio, che deve passare attraverso quel dolore estremo per redimere l'umanità, quindi prega e si rimette al giudizio divino.
La storia dello Stabat Mater di Rossini non è molto nota. La sequenza, che risale al XIII secolo e attribuita in origine a Jacopone da Todi, ha ispirato molti musicisti nel corso della storia. A Rossini venne commissionato da un altissimo prelato madrileno, e il Pesarese ne scrisse solo sei numeri. Si fermò al Quartetto e diede il resto da completare a Giovanni Tadolini. Tale lo stato dell'opera al 1832. Dieci anni dopo l'Autore decise di completare lo Stabat di propria mano: e i dieci numeri completi, chiusi da una difficoltosissima fuga, vennero eseguiti il 7 gennaio 1842 nella Salle Ventadour a Parigi.
I commenti della critica sono enfatici nel definire la natura del neonato capolavoro, che in realtà è opera composita e diseguale e che fa sentire a tratti la pesantezza del dolore e dell'angoscia materna, in altri la delicatezza della devota preghiera della Vergine.
E anche martedì sera l'opera del maestro pesarese ha saputo coinvolgere e far vibrare gli animi del pubblico.
Iniziano tutti insieme i protagonisti della serata il racconto del dolore di Maria ai piedi della croce con un pathos cupo e lancinante, poi è la volta dei solisti che si succedono per tre momenti dandosi il testimone in un crescendo di emozioni che coinvolge l'intera platea. Torna poi il coro che accompagna le sublimi voci dei solisti e le armoniose note dell'orchestra fino al grande finale “Amen, in sempiterna”, dove sono proprio i due cori vicentini che regalano un magico connubio tra preghiera, dolore e sacralità.
E sull'amen conclusivo esplode la platea che cerca di restituire con un lungo applauso e la standing ovation quella stessa emozione provata.

Anna Fabrello
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